Nella voce della mascherina vi era un certo non so che di alterato e di sardonico che non sfuggì al giovine, il quale sollecitamente:
—Alfredo diceste; mi conoscete voi?
—Temete forse di esser conosciuto? rispose la maschera ridendo.
—Io temere? Deggio forse arrossir del mio nome?
—Non credo, ma di qualche fatterello potrebbe pur darsi.
—È questo il secondo insulto che ricevo da voi; il primo per aver riso alle mie parole nel giuoco, l'altro investe la mia condotta e….
—Ci s'intende, avete diritto ad una sodisfazione; or bene, ed io son pronto a darvela: mi spetta la scelta delle armi.
—Sono indifferente.
—Prima per altro conviene che mi domandiate conto dell'esser mio; non potrei essere un plebeo indegno di misurarsi con un nobile paladino?
—Il vostro linguaggio, sebbene ironico, nol dimostra; ma in questo caso potrei far adoprare il bastone da' miei servitori.