—Ma il Caprone è venuto alla festa?

—Non l'ho veduto: ma vi sarà di certo. Indovinala tu qual razza d'abito si sarà messo.

—Sicuro non avrà lasciato che la sua bella danzi con altri; avrai pure osservato che la Rosina tiene in petto la camelia rossa. Sì, te lo ripeto, essa è nostra, proprio nostra in anima e in corpo. Non vedi tu che quanti siamo in maschera abbiamo tutti lo stesso segnale? Il solo capo è forse quello che ne manca.—

Una delle maschere che così discorreva dietro la portiera l'aperse leggermente e, sporto fuori il capo, fece cenno all'altra che pur si affacciasse fra le tendine, dicendole all'orecchio:

—Che ardire! che bravura! che uomo maraviglioso! Vedi tu quel gentiluomo con due decorazioni sull'abito e cotanto splendidamente abbigliato, il quale ha sì bei mustacchi neri sotto il naso e quei bei capelli di colore morato, che è tutto grazie ed incanto?

—Lo vedo, rispose l'altro; dà il braccio alla amabile Rosina.

—Or bene: non hai tu riconosciuto il Caprone?

—Bah! il Caprone lui? il Caprone è biondo, costui è nero; il Caprone è senza barba, e costui l'ha folta.

—Stolto! riprese Topo, ti assicuro che colui è il Caprone come tu sei l'Arciero ed io son Topo; ma compatisco la tua incredulità. Egli ha cento mezzi di travisarsi, e gli riesce così bene che lo credo qualche volta lo stesso diavolo in persona. Anche esso ha la camelia; ecco il fiore della setta: viva essa in eterno!

—Che la duri così, mio caro Topo.