—Ti compiango se dubiti; sei troppo ragazzo: ma sappi che la nostra congrega abbraccia mezzo mondo, e tu vedrai che al fin dei conti il mondo muterà faccia per opera nostra. Intanto godiamo il buon tempo e i bei zecchini; e se non fossimo intimamente legati a colui, all'uomo misterioso, tu saresti a far la guardia, ed io a cucire le balle e rubare i baccalari. Ma andiamo a bere un paio di punch, chè il discorrere mette sete.—
Ed ambedue, usciti di sotto la portiera, si diressero alla stanza del buffet inseguiti da Alfredo, il quale ogni volta che s'imbatteva in un dominò bianco, credeva di rinvenire la sua cara Esmeralda.
Esmeralda per altro, dopo il rabbuffo fatto all'amante, del quale era gelosissima e tenera, aveva abbandonato le sale per rientrarvi in altre vesti, onde, per giovanil capriccio del suo sesso, stare sconosciuta ai fianchi di Alfredo, di cui temeva qualche imprudenza o leggiera infedeltà fra tante donzelle e donne amabilissime. Esmeralda, in nuova foggia abbigliata, stavasi travestita da maga egiziana; ed imbattutasi in Alfredo, con voce alterata e gutturale,
—Giovinotto, gli disse, vengo dal paese delle cabale, delle piramidi, ed ho buoni numeri da dare agli amatori del giuoco del lotto: 21. 31. 49.—
A Livorno il parlare di numeri e di cabale è tema favorito; sono sì buoni i Livornesi che credono ai sogni: perciò la finta maga si attirò la simpatia dei circostanti; e più di un giovane elegante, tirato fuori il taccuino, vi segnò col lapis i tre numeri bizzarramente dati, con animo di giuocarli davvero e ristorare le abbattute fortune.
Alfredo si morse le labbra per dispetto sentendo ripetute da quella maschera le parole da lui poco innanzi proferite al giuoco della primiera e per le quali aveva altercato con Esmeralda. La maga per altro seguitò a rallegrare la comitiva e, preso un piccolo portavoce d'argento,
—Io leggo nel destino, gridò ridendo di sè stessa nel farla da sibilla: questi tre numeri additano tre grandi epoche nelle quali si tenteranno grandi cose e si rinnoverà la faccia della terra: Renovabitur facies terræ.
—Sa anche di latino la maga, urlarono i circostanti.
—Anche d'ebraico, d'arabo, di turco, d'indiano e di cinese, se così vi piace. Ma lasciatemi; devo predire la sorte ad una vaga fanciulla. Indietro adunque, o profani, o che io con questa bacchetta vi cangio tutti in vipere, rospi, cani, gatti e in qualche cosa di peggio.—
La folla rise, e alcune altre maschere si misero a noiarla. Ella però le respinse facendo uso di una verghetta di ferro, la quale se non aveva il potere di cangiare gli uomini in bestie, aveva quella di far loro delle lividure ed era capacissima di tenere indietro gl'indiscreti.