Il brio cresceva, sebbene la festa volgesse al suo fine. Lungi dal romore delle ultime danze più fragorose e vivaci, lungi dalla folla delle maschere che dai salotti del ballo passavano a quelli dei giuochi e del buffet, in un salotto rischiarato da una pallida lampada con opaco cristallo, guarnito di damasco celeste e che aveva all'intorno un divano color di rosa pallido, e sulle cui consoles ardevano in candelabri d'argento candele aromatiche spandenti una luce gradita, una fanciulla stava in atto mesto assisa sul molle sofà; ed un giovine nel vigor dell'età elegantissimamente abbigliato, sul cui petto brillavano due decorazioni e si vedeva una camelia rossa, piegato un ginocchio innanzi alla fanciulla,
—O mia adorata fanciulla, le diceva, dovrò io dunque invano sperare da voi uno sguardo di compassione?
—Signore, parlatene a mia madre.
—Non posso, Rosina, non posso; un terribile arcano m'impedisce ora di palesarmi a lei ed a voi; il mio nome è un mistero: io ne ho tanti, ma non ne ho un solo da darmi di fronte a voi ed alla madre vostra. Ma io vi amo, è un anno che vi amo, e voi lo sapete; non sono indegno di voi: non vi basta?
—Signore!!
—Avrei io osato invocare l'ombra del padre vostro per farmi strada al vostro cuore e non avrei temuto che l'ira del cielo su me piombasse a punirmi ove osassi mentire?
—Il mio cuore non può sentire altro affetto che per l'ombra del genitore, per l'eroe della sua patria.
—Ah! Rosina….., interruppe l'amante, io vi giuro che più di lui l'amo e farò tutto per lei.
—Dimostratelo ed alzatevi; potrò allora amarvi, gli disse la fanciulla.
—Ho vinto, esclamò il giovane entusiasta, ho vinto. Ciò sarà; giurate di essermi fedele e di unirvi a me quando questa vostra patria sarà felice o che avrò esaurito tutti i mezzi per farla tale.