Il clima tropicale della Guadalupa sarebbe stato eziandio giovevole alla defatigata salute di Amalia. Il suo fanciullo colà avrebbe potuto maggiormente sviluppare le sue belle e robuste forme, inspirarsi a quelle vergini contrade, vivere la vita libera in mezzo ai semplici costumi di quei fortunati isolani. Non s'ingannava il signor Artini; giunta che fu la nave nella baia della tenuta di sua spettanza, un buon numero di negri, di cui era proprietario, lo attendeva alla riva per festeggiare l'arrivo di quell'amabil padrone che li volea far liberi. Il piccolo Giovanni, al vedere tanti uomini neri, aveva esclamato:—Oh quanti Iaghi! ma il mio Iago dov'è?—Nè aveva potuto ripetere la frase, che si trovò nelle braccia del vecchio negro, il quale, stemperandosi in lacrime di tenerezza, nel linguaggio natìo additava ai compagni la cara persona del loro padroncino. Non sì tosto i coniugi si trovarono fermi nel loro nuovo soggiorno, il signor Artini dichiarò liberi tutti i suoi schiavi.

—Lungi, lungi da me, aveva esclamato in uno de' suoi più bei giorni, lungi da me anco l'ombra del servaggio. La vecchia Europa serbi tal nome; io voglio bandirla anche dal mio frasario.—

Invano potrebbe esprimersi la gioia di quei miseri, i quali idearono una festa di cui mai non aveva veduta l'eguale quella estrema regione del mondo.

La sera medesima di quella festa, la giovane Amalia nel colmo dell'allegrezza riceveva le congratulazioni delle sue conoscenti; sentiva dal suo letto gli evviva replicati degli Indiani quasi pazzi dall'allegrezza: ella aveva dato alla luce Esmeralda.

Esmeralda fu levata al sacro fonte dal governatore della Guadalupa; tutti i navigli francesi ed esteri ancorati nel porto fecero intendere una salva delle loro artiglierie; il tamburo prolungò il suo rullo, e militari sinfonie alternarono per tutta la notte le più soavi melodie; la notte stessa era stata una delle più belle sotto l'infuocato cielo dei tropici. Nella cerimonia del battesimo il signor Artini, a riguardo della neonata, avea voluto che si ripetessero ad alta voce i suoi titoli di nobiltà statigli testè conferiti dalla Francia e di cui già era stata fatta menzione nell'atto civile della nascita della bambina, «Esmeralda, Clementina, Zaira, Sofia, aveva scritto il buon paroco, figlia del nobile signor cavaliere conte Adolfo Artini e della signora Amalia De-Chouet sua legittima consorte, è nata il 21 marzo l'anno 1805, alle due pomeridiane; tennela al sacro fonte il signor barone De-Guiche governatore della Guadalupa.»

—Ah! ah! aveva esclamato Giovanni all'età di due lustri, assai motteggiatore e molto più avverso al fasto, voglio domandare al buon Iago se, al mio nascere, baroni mi tennero al fonte, e se mio padre era un'eccellenza; in questo caso mi faccio registrare di nuovo, non essendovi cosa che maggiormente mi disgusti quanto i titoli e la nobiltà: non per questo amerò meno questa bimba, che anzi sarà la mia prediletta.—

Passavano intanto gli anni. Il vago appartamento dei signori Artini; che si estendeva in riva al mare, era circondato di giardini e boschi dove a migliaia si vedevano uccelli variopinti e dorati, e quadrupedi di mille specie. Il placido mare si ripiegava in seno a piccolo golfo che faceva l'isola proprio dirimpetto al palazzo; quel sito era stato fatto lastricare di marmo e presentava ai nostri avventurosi abitatori tutto il comodo di sollazzarsi alla pesca. Il nostro Giovanni, mentre per le cure del paroco diveniva scienziato ed uomo di liberi sentimenti, per le cure del padre era divenuto un instancabile pescatore, un robusto nuotatore, un cacciatore famoso. Ancora imberbe, armato or del fucile degli Europei, or dell'arco degl'Indiani, aveva atterrate delle bestie feroci e l'avvoltoio delle montagne. Munito a guerra un piccolo naviglio, si fece a percorrere i mari delle Antille ed a sedici anni era divenuto un esperto navigatore in quell'arcipelago. Una volta fu veduto ritornare dopo un'assenza di quindici giorni menando seco due poveri negri di sesso diverso.

—Gli hai tu acquistati? domandò il padre a Giovanni.

—Non compro i miei simili, aveva replicato il giovanetto; li ho salvati dall'ira del loro padrone che voleva disgiungerli a forza, ed essi si amano appassionatamente; è questo forse un delitto da meritar loro la pena delle verghe? Sono belli e buoni.—

Ciò dicendo presentolli a sua madre.