I due negri si sposarono e, dichiarati liberi come gli altri, andarono a lavorare nella vasta tenuta dei signori Artini.
—Ma se il padrone tornasse a riprenderli? avevasi fatto osservare a
Giovanni.
—Oh! non vi è pericolo, aveva questi replicato; colui ha ben altro da pensare.
—E come il sai tu?
—Nel mondo dove ei si trova dee pensar a scontare i propri peccati.
—Sciagurato! riprese con sdegno il padre, osasti violare l'altrui proprietà e commettere un omicidio?
—Mi credereste voi capace di disonorare il vostro nome? rispose sorridendo il giovinetto; quindi aggiunse: l'uomo generoso e libero è fatto per difendere i suoi simili, gli oppressi contro gli oppressori; l'uccidere per difendersi è dovere. Lo sfacciato mercante di carne umana ardì mirarmi col suo fucile; uno strale che li cacciai nel petto impedì la mia morte. Ecco il fatto.—
Così la pensava e così agiva il giovinetto all'età di sedici anni. La tenera madre palpitava sempre per lui. Il padre invece inorgogliva alle ardite prodezze del figlio.
I negri dell'isola lo benedicevano e lo adoravano siccome un nume protettore.
Una sera in cui, placidamente seduta sotto un pergolato di ribes, la famiglia aveva frugalmente cenato con la cacciagione del giorno e coi frutti saporitissimi del giardino, cadde discorso sull'Europa.