—No, figlio mio, le aveva detto l'Amalia; i mali che gli altri ci hanno fatto soffrire bisogna dimenticarli e lasciarne la vendetta a Dio.
—Egli si serve spesso del braccio degli uomini per compierla; chi sa che non voglia servirsi del mio?—
La tenera madre sforzossi di calmar l'ardore del figlio, ed egli non fece più parola intorno a tale materia; ma scelta l'occasione in cui i suoi genitori eransi recati per diporto all'isola di San Domingo, avuto a sè il vecchio Iago,
—Dimmi: che cosa successe a mio padre quando io bambino rimasi colla mamma alla capanna delle Alpi?
—La storia è breve ma dolorosa, riprese il negro: fuggito che fu vostro padre dalla parte del giardino della sua villa, già si appressava travestito alla capitale per far valere i suoi diritti, quando, incontratosi sventuratamente nel perfido amico cagione di tutti i suoi mali, non fu più padrone di sè stesso, e dopo aspre parole, snudate le spade, si batterono in quel luogo medesimo, e l'amico traditore espiò colla vita il nero suo tradimento. Il padre vostro, gravemente ferito e privo di sensi, venne da persone che il conoscevano e che ignoravano le discordie fra esso e lo zio trasportato al palazzo dello zio medesimo, il quale, nascondendo la gioia di quell'avvenimento, sembrò preoccupato da incidibil dolore, ed accarezzando il quasi esanime nipote, dette palesi ordini acciò fosse curato in un dei più sontuosi appartamenti del palazzo.
—E che avvenne poi? aggiunse il giovanetto impaziente.
—Il vostro misero genitore, appena ricuperati i sensi, si trovò in uno dei sotterranei dei palazzo destinatogli per carcere; ivi languì vari anni, e poichè ben poche persone avevano veduto il giovane uffiziale esser trasportato presso lo zio, fu a costui facile sparger voce che egli si era allontanato per correr dietro alla sua amante. Quel vecchio tiranno, irato del non poter discoprire il rifugio di voi e di vostra madre, inveiva sempre più nei mali trattamenti verso il padre vostro, e per colmo di barbarie avevagli dato a intendere essere ambedue voi periti nella fuga.
—Infame!
—Sei mesi prima che il mio adorato padrone giungesse a ricuperare la libertà io arrivai a scoprire ch'egli gemeva prigione del barbaro zio. Giurai di salvarlo o di morire e, sotto le mentite spoglie di povero, mi riuscì di penetrare nel palazzo del vostro indegno parente. Ma ahimè! il colore del mio volto mi tradì, per modo che venni rinchiuso nel medesimo sotterraneo.
—Gran Dio!