CAPITOLO VI.

Esmeralda.

Il vecchio negro si era ingannato. Viveva un parente dell'antico signor Artini a cui erano devoluti molti averi di lui. Cinque anni dopo il racconto del povero Iago, Giovanni ed Esmeralda non avevano più genitori.

Caduto il dominio napoleonico, scritta nella nota de' di lui partigiani, la famiglia Artini, spogliata dei beni tutti che possedeva in Francia ed alla Guadalupa, era per cadere nell'indigenza. Amalia ed il marito, non potendo resistere a colpo così impreveduto, l'un dopo l'altro si spensero a guisa di teneri fiori colti dall'oragano. I loro figli e Iago ne accompagnarono i corpi alla tomba, e quel giorno fu giorno di lutto per tutta l'isola.

—Ed ora? disse il negro al giovane Artini non imberbe, ed ora?

—Ora, riprese l'intrepido giovane baciando la terra che copriva i suoi cari; ora non ho più nulla che mi obblighi a rispettare i desiderii di coloro che la morte spense. Ora io sono figlio dei miei pensieri.

—Quanto siam poveri! esclamò la bella ed interessante Esmeralda.

—Taci, le rispose l'animoso Giovanni; ch'io non oda mai più siffatta parola. Poveri sono coloro che giacciono schiavi del capriccio, del lusso, dell'orgoglio; te l'ho già detto.

—Buon Dio! riprese con malinconico sorriso la fanciulla; non abbiamo più case, più campi: ahimè!

—Mira, esclamò Giovanni bollente di entusiasmo, mira questo mare immenso che ci si para dinanzi: e dove più spazioso campo di questo? Mira (e mostrógli il piccolo naviglio di sua proprietà ancorato nel golfo), sapresti tu ideare un più vago palazzo?