—E come vivremo noi?
—Non ti affliggere, disse il giovane teneramente guardandola, non ti affliggere. Deh! ch'io non veda mai più lacrime sul tuo ciglio, se non vuoi che io mi perda. Ben misero è colui che ha bisogno di case, di campi, di vigne per campare la vita! L'uomo grande basta a sè stesso, ed io mi glorio di sentirmi tale. Vieni, porgiamo un ultimo addio a questa tua patria, un estremo addio ai nostri antichi domestici, un bacio ad Iago, e partiamo.
—Ah! no, rispose il vecchio stemperandosi in lacrime, fino a che una goccia di sangue animerà il mio braccio, un'aura di vita sosterrà questo frale, non fia ch'io vi lasci giammai.
—Ebbene verrai con noi; questa sera lasceremo quest'isoletta ridente.—
E la sera infatti, radunati in un cofano i pochi loro arredi preziosi, i gioielli della madre, il poco oro, unica eredità dei defunti, salirono a bordo del piccolo naviglio di Giovanni, spiegando le vele, secondati da tepida brezza, lungo il continente americano. Un mese bastò loro per trasportarsi sulle rive dell'Ohio, dove in una selvaggia tribù educata da un buon missionario al cristianesimo era nato il fedele ed amato loro Iago.
In questo pacifico ed ameno soggiorno Esmeralda, divenuta col progresso del tempo bellissima, aveva appreso tutte le cognizioni di cui già la sappiamo adorna. Pittrice dell'amena natura, la sua musica era la vergine e selvaggia espressione di tuttociò che la circondava; avresti detto ch'ella armonizzava lo strepito dei fiumi, la romba dei venti, la bellica tromba del vittorioso selvaggio; i suoi trapunti esprimevano la sapienza di una Indiana educata alla libertà. Ella era l'idolo della tribù; il negro e le vecchie l'appellavano figlia del gran Genio.
Il coraggioso Giovanni si era compiaciuto di ammaestrarla ai costumi delle nazioni civili, lasciandole la virginale purezza della figlia del deserto.
Nei precedenti capitoli noi abbiamo veduto l'effetto di tal bizzarra educazione. Venne finalmente giorno in cui Giovanni, il vecchio Iago ed i suoi amici ritornarono dopo lunga assenza non più abbigliati da selvaggi, ma seco traendo numerosa compagnia di Europei. Giovanni di pirata si era fatto capo di una delle più potenti sette che ardissero imaginare il rinnovellamento del sistema politico europeo; Giovanni in quell'assenza aveva riveduto il suolo natìo e si lusingava d'effettuare quel pensiero che fin dai primi anni gli si era fitto nel cuore. Esmeralda lasciò piangendo l'amata tribù, e dal nuovo mondo passò per la prima volta nel vecchio continente.
Ma ci è d'uopo ripigliare il filo del nostro racconto e ritornare a
Rosina.
Il gabinetto della giovane si era aperto al cenno da essa dato col campanello, ed il buon padre abate entrando benediva la fanciulla e si assideva al fianco di lei. Rosina era ricaduta nel più fiero accesso di sua malinconia.