Quando la Rosina ebbe ultimato il suo ragguaglio, il monaco stette lunga pezza irresoluto; volgeva in mente un progetto, non sicuro sul modo di eseguirlo.

—Ebbene, qual consiglio mi date voi? esclamò Rosina, tenendosi fra le mani il volto; deh! non mi negate il soccorso della vostra sapienza.

—Figlia, riprese il frate dopo lunga pausa, i miei timori sono pur troppo fondati. Il vostro amante misterioso deve esser un settario. Guai a lui! Non è questa la via che dee battere un uomo il quale d'altronde vanta quei sentimenti d'onestà che voi mi dite; egli è uno sciagurato, pur forse traviato e che prevedo cadrà nell'abisso da sè stesso scavatosi.

—Ma il convegno di questa notte?

—Bisogna evitarlo.

—E mio fratello?

—Ei pure dee fuggire la tenebrosa congrega. Sì, mia figlia, sedicenti amatori della quiete, dell'ordine, del diritto, della patria, prendendo abbaglio sulla vera indole della passione che loro bolle nel cuore, traviano e son traviati; lungi dal fare il bene dei loro simili, li trascinano insieme con loro a perdita certa; simili al turbo impetuoso di estate, essi vorrebbero abbattere nella speranza di costruire, ma il turbine non fa rinascere la querce che schianta. Infelici! continuò, essi hanno speranze nelle tenebre, ma le tenebre non fia che partoriscano la luce. Pur troppo vanno incontro a morte sicura e calcan già la via del patibolo!

—Gran Dio! esclamò la misera fanciulla esterrefatta, che sarà mai di mio fratello e di lui…, sì, è pur forza che io il dica, di lui che amo?

—Infelice fanciulla! mormorò il monaco macchinalmente scorrendo col dito gli acini del rosario che gli pendeva dalla cintura. È un fatto, indi proseguì, che anche nella pacifica città di Livorno pullula una setta di cospiratori, ed io ben me ne avveggo alla comparsa e apparizione misteriosa e strana del vostro amatore; esso ha le mani in una grande matassa di cui molte sono le fila. Sia pure che tutti s'infrangano, egli non perderà il coraggio e l'ardire per porle su tela novella. Guai per lui! Io potrei…. ma no, voi mi avete palesato un segreto, io non posso svelarlo…. Conviene per altro che almeno le due fila, che siete voi ed Alfredo, che debolissime scorgo, io liberi dal pericolo di essere spezzate; io lo farò a rischio della mia vita stessa. Chi sa che non mi riesca di salvare…. di salvare anco la persona a voi cara? Ma or non è tempo di ulteriori ragionamenti; voi dovete ristorarvi con un poco di cibo, e quindi v'ingiungo di prendere un poco di riposo.—

Così dicendo suonò per la colazione, che venne portata. Rosina, cotanta agitata come vedemmo, appena gustò qualche goccia di caffè: il buon padre peraltro fece pacificamente la sua colazione; non già che fosse insensibile, ma, abituato a tanti e tanti travagli nella lunga sua vita, era assuefatto a mirare le cose più gravi con un animo veramente imperturbabile. Terminata la colazione, rinnovò a Rosina il positivo ordine di non muoversi dalla sua stanza: la consigliò di discendere sotto qualche pretesto nella camera della madre, quindi si allontanò.