Il monaco era rimasto in silenzio dopo la fatta esclamazione; egli stava concentrato nella più strana rimembranza; più guardava Esmeralda, e più sembravagli sognare.

Il giovane uffiziale voleva rompere il silenzio. Chi dava diritto ad un estraneo d'introdursi in quella camera? qual'era la sua missione? Ma la fanciulla ruppe il ghiaccio da cui sembravano tutti sorpresi all'improvviso e, con quella semplicità che distingue gli Indiani,

—Buon padre, prese a dire, se voi cercate di mia madre, ahimè! la cercate invano: ella riposa sotto la terra odorifera della Guadalupa.

—Dunque, lode a Dio! non mi ero ingannato. Oh previdenza celeste!—

E congiunte le mani, levolle al cielo in atto di fervorosa preghiera; quindi rivolto alla giovine, come se già ogni arcano fossesi svelato intorno alle condizioni della misera coppia,

—Non cerco la madre, cerco la figlia, la figlia di Amalia, prese a dire come ispirato.

—Son io, sì, son io; ebbene che volete da me?—

Il giovane militare, fattosi avanti e preso un poco di coraggio dopo sì strana apparizione,

—Signore! disse al monaco, io non vi domanderò con qual diritto siete qui penetrato; rispetto il sacro vostro carattere, e, non v'ha dubbio, voi qua moveste con ottimo fine; pure io ritengo che ad altre persone sieno dirette le cure vostre e che voi abbiate errato nel dirigervi a questa camera. Qui, signore, non vi sono persone da salvare come voi dite; ciò dimostra chiaro il vostro abbaglio. Io non vi licenzio, ma vi faccio osservare che la vostra presenza agita molto i sensi della mia compagna.—

Infatti Esmeralda nel guardare il frate pareva venir meno.