Il monaco non rispose alle osservazioni ed all'invito del giovane; era disposto a tutt'altro che ad allontanarsi.
—Fanciulla infelice! continuò dirigendo sempre le parole ad Esmeralda, fanciulla infelice! di voi cercava, voi voleva…. (e qui gli brillò in fronte un rassicurante pensiero): fanciulla, continuò, vostra madre qui mi manda e vi aspetta.—
Gli occhi di Esmeralda scintillarono di luce insolita; essa parea risorta dallo stato di debolezza in cui l'aveva prostrata il colloquio coll'amante suo. Con quella vivacità che forma il leggiero carattere delle Americane, essa non pensò che la madre era stata da lei stessa accompagnata alla tomba. L'eccesso della gioia nel sentire che la madre la chiamava le fece momentaneamente smarrire la ragione; e coll'imaginazione infiammata di cui noi l'abbiamo veduta dotata, colla educazione ricevuta in una tribù di selvaggi, col passionato ardente suo carattere, in lei l'esaltazione era al colmo. Imbevuta dei principii del fratello senza averne approfondito il valore, credendosi una creatura privilegiata, non dissimile dalle fatidiche donne d'Israello che infiammavano e guidavano alla pugna intere falangi, posta nella situazione di madre, di amante, di settaria…., ora qualunque altra specie di affetto se non potea giungere a spezzarle il cuore, era certo però che la ragione doveva almeno rimanerne sconcertata e sconvolta: talchè, preso di sopra il letticciuolo uno scialle ed avvoltavi la elegante persona,—Andiamo, disse, o buon religioso, andiamo: la nave sarà all'áncora, non facciamo più oltre attendere la madre che tanto mi aspetta.—
Il monaco, nel vedere Esmeralda, era stato colpito dalla rassomiglianza fra lei e la estinta Amalia. Un ritratto effigiato in un medaglione pendente dal collo della giovanetta aveva persuaso padre Gonsalvo che egli non s'ingannava nel ritenere la infelice fanciulla come figlia di quella stessa Amalia che egli molti anni prima aveva unita in matrimonio segreto col giovane Artini. Tal riconoscimento bastò per fargli desiderare di salvare anco questa dall'imminente pericolo della notturna assemblea, sebbene il primo pensamento del frate fosse quello di porre in salvo Alfredo e Rosina, e di servirsi della mutua passione di Esmeralda e di Alfredo onde impedire che il giovine uffiziale andasse alle fatali catacombe. Il morente sgherro gli aveva svelato il luogo del convegno, gli amori dei due giovani e l'osteria ove avrebbe potuto ritrovare costoro. Padre Gonsalvo, che da prima voleva fare di Esmeralda un semplice mezzo di salvezza, non sì tosto si avvide che quella sventurata creatura era figlia di altra non meno infelice ed amabile donna, fermò in pensiero di liberare essa pure; ed il cielo lo aiutò col prodigioso ed istantaneo smarrimento della ragione della giovinetta americana.
Alfredo, ripresa la padronanza di sè medesimo, dopo lo stupore in cui avevalo gettato questo nuovo avvenimento e l'improvvisa esaltazione di spirito di Esmeralda, la quale erasi messa d'accordo con quel bizzarro frate, fattosi alla porta della stanza, come per impedire che i due uscissero, sospinse indietro il buon vecchio, il quale aveva presa sotto il braccio la fanciulla.
—E che? gli gridò questi con dignitoso rimprovero, e che? osereste voi forse impedirmi di salvare la creatura che amate?
—Debbo io affidarla ad un incognito? qual diritto ne avete voi?
—Il diritto che dà l'Onnipotente di togliere dall'abisso le creature innocenti.—
Tanta era la maestà di padre Gonsalvo negli atti e nelle parole che il giovane Alfredo provava, suo malgrado, un'impotenza ad opporglisi; pareva inchiodato in ogni suo movimento, e la parola istessa gli moriva sul labbro. Pur nullameno balbettò:
—Ma di grazia, padre, chi siete voi? chi vi manda? ma voi….—