Ma i congiurati usciranno poi dal baratro ove li ha fatti piombare insieme con lui il loro misterioso capitano? oppure avranno eglino preferito una morte volontaria al portare la testa sul patibolo? Il resto della storia ce ne farà consapevoli. Ma intanto ci convien tener dietro ad un nuovo personaggio, fino ad ora sconosciuto nel nostro racconto; questo personaggio interessante non è altri che il signor Basilio.
Il signor Basilio è un uomo di mezza età: la sua professione è quella di onesto mercante; e se la sua qualità di mercante non può impugnarsi… forse la qualifica di onesto potrebbe incontrare degli ostacoli: ma tiriamo innanzi. Il signor Basilio ha un bellissimo modo di farsi strada nella pubblica estimazione: cortese con tutti, puntualissimo nel pagare chi avanza, puntuale nel riscuotere i suoi crediti, sapeva condire con molta affabilità anche qualche parola da per sé stessa un po' aspra; aveva sempre un risolino sulle labbra, teneva abitualmente gli occhi bassi; le paroline sue eran sempre melate, aveva una flemma inalterabile; il suo vestiario era pulito e quasi elegante, ma però sempre di un taglio antico; declamava ognora sulle bricconate del mondo; nemico giurato del progresso, aveva la precauzione di non urtar peraltro i progressisti, praticava con loro un contegno urbanissimo; rispondeva con monosillabi inchinando il capo, tossendo spesso e mostrando un aspetto arrendevole ed ossequioso; teneva o per vezzo o per abitudine il capo un poco pendente sulla spalla destra; sempre sbarbato, il suo viso di trentacinque anni pareva che ne dimostrasse venticinque; la cravatta bianca colla quale fasciavasi il collo faceva spiccare il rubicondo delle sue gote infiorate di un'eterna primavera. Il degno signor Basilio era insomma uno di quegli uomini che sanno stare al mondo. Non avendo prossimi parenti, se ne stava in un quartiere a pigione in una delle strade meno di grido, poiché amava la quiete: e siccome il mondo è inclinato a pensar male anche delle cose più oneste, il signor Basilio non aveva voluto né serva né servitore, e si era acconciato con una vecchia vedova, come suol dirsi, a dozzina o a retta: aveva nel suo quartiere una cameretta tutta decente e pulita, adorna di quadri di sacro tema; poi uno spogliatoio per le vesti, un salottino per mangiare, un'altra stanzetta per i bagagli. Le tende delle finestre della di lui camera e quartiere stavano chiuse, egualmente che i cristalli di esse, tanto di estate che d'inverno: e, tranne il caso che una decrepita serva entrasse a spazzare le stanze ed aprisse un pocolino l'invetriata alzando la portiera, nessun occhio curioso si era potuto ficcare nell'abitazione del signor Basilio.
Chi poi dei suoi vicini non avesse avuto orologio poteva servirsi del signor Basilio; poichè egli era periodicamente preciso nel suo uscire e nel suo entrare in casa la mattina, all'ora di pranzo e nel riporsi la sera, a seconda del crescere o del calare delle giornate. Ed infatti nell'estate e nell'autunno, quando usciva al mattino, erano le sei; quando tornava a pranzo, le due pomeridiane; quando di nuovo sortiva, le quattro; quando rientrava, le otto; e nell'inverno e primavera egli usciva alle sette, ritornava alla una, ed uscendo fino alle sei, a quest'ora si rintanava.
Pe' suoi negozi aveva una bottega cui assisteva solo, facendo da commesso e da principale insieme; e solo una volta la settimana si serviva del facchino di un vicino banco perchè spazzasse il suo e gli accendesse ogni sabato il lume all'imagine di sant'Omobono protettore dei mercanti, e mutasse la padelletta al gatto che periodicamente stava in bottega ed al quale il degno signor Basilio portava ogni dì il vitto dentro una pezzuola da naso turchina.
Pel signor Basilio non ci erano conversazioni, non c'erano teatri nè spettacoli; e tutto il tempo che si permetteva di sollazzo era quello impiegato dal Credo all'Angelus nella bottega del tabaccaio vicino e dall'Angelus al De profundis alla Coroncina e pia meditazione alla Cappellina dei catecumeni, della cui compagnia era stato più volte governatore. Come ognun pensa, il signor Basilio non avea per certo avuto in capo la minima idea per le donne. Oibò! Eppure, è venuto il tempo di dirlo ai lettori, ed essi faranno, udendolo, un tanto di Oh! eppure il signor Basilio era molto addentro nelle buone grazie della signora Guglielmi, e, vedete bene, faceva i fatti suoi molto riservatamente, perchè in realtà non lo abbiamo mai veduto nè a prendere il thè nè a fare la partita ai quadrigliati presso la signora e molto meno all'ultima festa di ballo in maschera. Dio guardi! Le maschere erano di orrore al degno signor Basilio, il quale nei giorni del carnevale teneva il suo negozio chiuso, non usciva quasi mai di casa e qualche volta passava quei giorni di tripudio o di pazza gioia e di peccati i più grossi presso i suoi buoni amici i religiosi conventuali, in devoti esercizi. Pure il signor Basilio era, se non in tutto, almeno due terzi padrone a casa della Guglielmi; e, quello che è maraviglioso, non ne sapevano nulla nè Rosina nè Alfredo; e, cosa ancor più straordinaria, non ne sapeva nulla la gente di servizio ed in ispecie la oculatissima Mary.
La mattina stessa in cui abbiamo veduto tanto in angosce Rosina ed Alfredo, in dolori Esmeralda, in trame più cupe il Caprone, cioè il cospiratore Giovanni, molto sul tardi fu sentito dare un buffetto all'uscio dell'appartamento segreto di madama Guglielmi: e sembra che quel modo di picchiare fosse conosciuto dalla signora, la quale fece un atto d'impazienza nel sentirlo; poichè quella visita non era aspettata e nemmeno gradita, distraendo la signora da una interessante lettura. Ripose ella il libro; ed appena proferita la parola—Entrate—compariva sull'uscio della camera il signor Basilio, che fece due profondi inchini, col secondo dei quali si avvicinò a madama, che, giusta il costume del secolo decorso, porse la bianca mano al degno cavaliere, il quale la baciò con trasporto, soggiungendo con voce dolcissima, pure alquanto stridula:
—Vi chieggo scusa, o madama, del disturbo che io per certo vi arreco…, ma non ho potuto resistere al piacere di augurarvi il buon giorno e dimandarvi notizie della preziosa vostra salute, che io voglio sperare non sconcertata dalle fatiche della danza.
—Mille grazie, ottimo signor Basilio! replicò la dama, graziosamente ritirando la mano sulla quale egli aveva deposto il bacio aristocratico.
—La vostra cortesia mi onora infinitamente nè so come potermene mostrar degno; io, davvero, povero mercantuzzo, voi dama pregiatissima, rampollo della più scelta nobiltà….
—Da banda le cerimonie, sempre complimentoso e compito al solito signor Basilio carissimo: ma voi sapete in quanto pregio vi tenga; onde fra noi non han luogo davvero i complimenti.