—Tutto effetto della incomparabile vostra cortesia; della quale tolga il cielo che io voglia abusare: permettetemi di conservare il più profondo ossequio verso una dama di tanto merito. Vi domandava adunque della vostra preziosa salute.
—Sono un poco stanca, signor Basilio, e nulla più.
—Oh! lode al cielo. Queste feste sono cose indispensabili: come si fa? quando si è nel grado in cui la provvidenza pose voi e la vostra famiglia, oh! davvero sono cose indispensabili.
—E le approvate voi? voi sì rigido, sì ritirato?
—Oh! madama, altro sono io, altra voi. Non può esistere idea di paragone: io sono un nulla, un nulla affatto; ignorato dal mondo, è giusto che io ignori il mondo; così ci trattiamo alla pari.
—Eh! caro Basilio, voi invano pretendete di celare la vostra immensa virtù; le beneficenze che spargete….
—Per pietà, madama, cessate di umiliare, elogiandomi, la nullità di un vostro servo devoto, e favelliamo d'altro. La signorina che fa? Si sarà stancata al festino. Degna giovane…., vero ritratto della madre!—
Madama sorrise di compiacenza.
—E quel degno signor Alfredo? qual ottimo giovane! oh! si conosce bene la discendenza del puro sangue degli eroi. Non mente, no, quel bollore guerresco che gli trapela dal viso; l'una è la casta Diana, l'altro il bellicoso Marte.—
E così dicendo si fregò le mani contento di avere sfoggiato questo gran pezzo di erudizione mitologica.