—Buon Dio! voi mi atterrite.

—Siccome costoro ad altro evidentemente non mirano che a fare scoppiare il disordine, chi sa che anco una festa di ballo non potesse essere stata acconcia ai loro tristi divisamenti? Ma basta; ora il pericolo è passato, e può essere anche non esistito: sia lodato il cielo!—

La signora trasse un cocente sospiro.

—E…., guardate la combinazione, senza un certo discorso sentito bisbigliare nella bottega del tabaccaio che sta sui quattro canti, io forse non sarei venuto così presto ad incomodarvi: non vi terrò in pena nel dirvi tutto; prima peraltro fa duopo che mi diciate se è vera una cosa.

—E quale?

—Che alla vostra festa un numero considerevole di maschere che mai non si levarono la visiera avesse sull'abito appuntata una camelia rossa.

—Verissimo, e che perciò?

—Oh! non vi faccia specie: le buone persone stanno attente a tutto, anche i più piccoli segnali non isfuggono alla vigilanza dei magistrati; e tante volte da insignificante indizio sonosi scoperte le trame dei malvagi. Quel segnale così ripetuto sappiate, signora, che dette nell'occhio; e siccome il mondo è dedito a mormorare, nè mai si fa tanto che basti per evitare lo scoglio della maldicenza, il mondo questa volta ha trovato un ninnolo, vedete, un'inezia, ma pure qualche cosa contro di voi, ottima e rispettabile madama Guglielmi.

—Contro di me? esclamò la signora tirandosi addietro sulla poltrona ove stava mollemente adagiata, di me? E che vi è da ripetere sul mio conto?

—Oh! duolmi di avervi dato un dispiacere; nel caso perdonatelo al mio zelo, alla mia inalterabile affezione per voi: non parlo più.