—Ecco: non vorrei introdurre in casa tanta gente forestiera.

—Come si fa? le convenienze….

—Sta benissimo, concordo: le convenienze sono tutto al mondo, è il perno su cui si aggira la gran macchina della civiltà; ma vi sono tante e tante cose che appunto sono convenienze, e convenienze da cui si può trar profitto per il proprio vantaggio.

—Caro signor Basilio, voi sapete che da due anni io mi lascio regolare da voi, e certamente ho ben ragione di ringraziarvi; voi siete il segreto mio Mentore, il mio vero amico, voi mi avete favorito dei vostri consigli e del vostro scrigno.

—Oh! quanto a quest'ultimo non merita il conto di parlarne…. sempre a vostra disposizione.

—Dunque, ritornando laddove mi avete interrotto il discorso, vi dirò che, essendo voi il mio Mentore, mi uniformerò a voi pienamente, e solo mi duole che persistiate a tenervi celato agli occhi del mondo, che bramerei conoscesse in voi il mio unico amico.

—Oh! madama, voi mi onorate di soverchio: io nulla sono, ve l'ho detto le mille volte e ve lo ripeto adesso; ma io so dare il vero peso alla parola convenienza, ed in fatti tutta la convenienza possibile vuole che la nostra amicizia appunto resti segreta. Cosa mai avrebbe detto il mondo se avesse conosciuto e conoscesse la bontà che avete per me? Chi sa quante chiacchiere, quanti castelli in aria? di voi si sarebbe detto che nuovo amore vi avrebbe fatto scordare l'antico; e poi chi sa quante annotazioni…? Di me, che un onesto negoziante, quando avvicina una nobile vedova e bella in specie, deve avere dei secondi fini; si sarebbe supposto che io abbia tesori a profondere, fatto il computo ai miei capitali, tirate malignamente delle conseguenze sinistre al mio buon nome infine ed al mio commercio.

—Voi siete la saggezza in persona.

—Troppo, troppo, madama!

—È però un fatto che io, carissimo signor Basilio, m'avveggo di non potere andare avanti su questo piede.