—Oh! voi saprete ben sostenere il vostro incarico, riprese la Guglielmi, che avea penetrato nel fondo dell'anima del signor Basilio. Quindi, risoluta di trarre il miglior partito possibile dall'immenso sacrifizio che faceva e nel quale trascinava la innocente sua figlia, usando ella pure della doppiezza del futuro suo genero,
—Non credo ingannarmi, proseguì, nel ritenere che il disinteresse, il quale vi piegava alla donazione dei vostri averi al convento, vi spingerà a ricevere e considerare come sopraddote della figlia la somma ch'io vi devo allorquando le mie finanze mi permettano estinguere la mia cambiale.—
Il signor Basilio comprese bene che alla fin dei conti la faccenda era la stessa, poichè come marito avrebbe amministrato i beni della sposa.
—Madama, esclamò, son ben lieto di fare alla mia fidanzata un così insignificante regalo.—
Quando il turpe mercato fu concluso, il signor Basilio pregò madama di presentarlo alla figlia nella sua qualità di futuro sposo. La signora voleva far discernere Rosina, ma egli vi si oppose costantemente. Era troppo l'interesse che aveva di penetrare nelle verginali soglie della vaga fanciulla: onde entrò nel privato gabinetto di Rosina. La prima cosa che lo colpì fu sullo stipo, entro un bicchiere, la camelia rossa.
CAPITOLO IX.
Il nuovo Giuda.
Nel precedente capitolo abbiamo veduto come il vecchio negro giungesse in tempo per avvertire nel linguaggio dei naturali delle sponde dell'Ohio il cospiratore Giovanni dell'imminente pericolo di essere scoperto insieme con gli altri congiurati: fa duopo adesso svelare come il negro apparisse così improvviso mentre anche noi lo credevamo o morto o tuttavia in America. La cosa è semplicissima. Iago, vecchio ed incapace di seguitare nei viaggi il suo prediletto Giovanni e la Esmeralda, tostochè costoro si stabilirono in Europa, il primo dandosi alla vita dell'avventuriere e del cospiratore alimentato dai denari della compagnia dei settari, l'altra vivendo della beneficenza del fratello, Iago, mesto e sconsolato di non potere a causa del suo colore entrare nel santuario di un chiostro per terminarvi i giorni, erasi (spinto dalla curiosità) azzardato ad appressarsi al convento di Montenero, chiedendo umilmente di passare qualche ora nel santo ritiro. Vennegli accordata la domanda, e, per fortuna dell'ottimo negro, il padre abate in persona passò per la chiesa mentre costui divotamente pregava. Entrambi si riconobbero, si abbracciarono, ed è superfluo il dire che padre Gonsalvo, appena udita la volontà di Iago di ritirarsi dal mondo, lo acconciò come supplente ortolano del convento, non già con l'idea di permettere che il negro logorasse gli ultimi giorni della sua vita a lavorare l'orto, ma per dargli un titolo a stare nel cenobio. La cosa fu accomodata, e già da qualche anno Iago riposava le stanche membra selvagge in quel santo soggiorno, ed era l'intimo, il confidente di padre Gonsalvo.
Avendo nel giorno il buon padre avute tante faccende, arrivata la sera senza che fosse presente al Benedicite nel refettorio, Iago, temendo di qualche sventura, si era condotto a Livorno ed aveva incontrato il buon religioso nelle vicinanze dell'abitazione di Rosina, presso cui vigilava al ben essere dei suoi protetti.
Il negro in poche parole fu incaricato dal religioso di muovere direttamente al luogo del convegno di Giovanni e di profittare di tutto l'ascendente che aveva sul giovane per persuaderlo della ragionevolezza che i suoi capricci non fossero secondati circa al pretendere che Rosina, Alfredo ed Esmeralda si recassero alle catacombe, ove non avrebbero fatto altro che la parte di ascoltatori. Di più il negro dovea dissuadere Giovanni da pratiche così perigliose, prive di vantaggio per la causa di felicità imaginaria che si era fitta in testa; e quando esso Giovanni avesse fatto pompa di una ostinazione solita in lui, Iago dovea palesargli la cattura di Topo, dalla quale certo aveano a sorgere funeste conseguenze; finalmente forzare il giovane entusiasta a differire almeno la pericolosa riunione.