Bas. (gridando verso la porta comune). Ahimè! presto accorrete, la finestra è aperta.

Mad. (con crescente agitazione). Me misera! Rosina? (inoltrandosi verso la finestra).

Bas. (nel massimo furore). Si è gettata dalla finestra!

Mad. Ah! (cade svenuta al suolo).

Bas. (scagliandosi fuor della porta comune, seguito da alcuni servi entrati nella sala con lumi). O viva, o morta.

(Le cameriere trasportano madama Guglielmi priva di sensi nella sua camera.)

CAPITOLO X.

Otto giorni dopo.

Otto giorni dopo queste dolorose scene cui il lettore si è compiaciuto di assistere, Alfredo Guglielmi, liberato dalla fortezza, la mercè delle premure dei suoi superiori, mestamente congedandosi dalla madre, ripartiva pel suo reggimento stanziato sulla Dora.

Padre Gonsalvo recitava col suo breviario l'uffizio, il negro Iago rispondeva agli Oremus del monaco, madama Guglielmi giacendo in letto ancora convalescente riceveva le visite di condoglianza dei suoi amici e di altri suoi conoscenti, ed appena aveva forza di sorreggere la testa sopra i cuscini. Ma Esmeralda, ma Rosina, ed il misterioso Giovanni che facevan eglino? Della sorte di Rosina circolarono varie voci, nessuna però si addiceva al vero. La fanciulla era scomparsa in modo maraviglioso e incomprensibile; appena il signor Basilio si avvide essersi ella gettata per la finestra, discese in un attimo le scale accompagnato dai servi con lumi, credendo di trovarla esanime e ferita al suolo, avvegnachè la finestra da cui erasi precipitata fosse alta una diecina di braccia dal livello della strada. Ma sulla strada non vi era orma di persona caduta, non una macchia di sangue, non un oggetto che le avesse appartenuto. Alcuni vicini discesi al trambusto che faceva il signor Basilio, interrogati, risposero non avere inteso il menomo rumore tranne quello che faceva lui stesso: ed egli furibondo si era dato a frugare per ogni dove nel palazzo coll'idea fossesi nascosta la fanciulla, ma la di lui ricerca era tornata inutile. Spumante di rabbia in vedersi deluso nella aspettativa di sicura felicità, mordendosi i labbri si era rivolto alla direzione di polizia, la quale, udito il caso straordinario, aveva immediatamente praticate le più scrupolose ricerche, ma invano. La stessa osteria dei Tre Mori, siccome conosciuta oramai per un nascondiglio di gente sospetta, era stata perlustrata da cima a fondo senza verun resultato. Si era dubitato che la fanciulla leggermente ferita ovvero miracolosamente sana fossesi diretta per qualche porta fuori della città, ma i portieri assicurarono come dalle undici della sera al vegnente mattino veruna donna era uscita dalle mura. È cosa impossibile l'esprimere la rabbia del degnissimo signor Basilio, a cui la preda era uscita proprio di fra gli ugnoli; e siccome l'arresto di Alfredo imputato di sospetta associazione ai settari era stato opera de' suoi maneggi per tor di mezzo un ostacolo alle mire che aveva sul possesso della Rosina, venuto per la di lei misteriosa scomparsa a mancare lo scopo, non aveva voluto più oltre insistere, ed il giovane fu rilasciato per mancanza di prove. E qui mi è duopo narrare come il signor Basilio era informato da certo suo confidente segreto che un malandrino nella persona di Topo, arrestato per omicida, aveva rivelato l'esistenza di una setta, di cui aveva dato alcuni riscontri circa il convegno, senza per altro al momento spiegarsi di più, mentre il magistrato sorvegliatore credette dispensarsi da ulteriori spiegazioni del detenuto, attenendosi piuttosto al partito di cogliere i settari sul fatto alla mezzanotte nelle catacombe. Esso signor Basilio, sopra l'unico riscontro dell'esistenza della camelia rossa, segnale sospetto nelle stanze di Rosina, piccato dal di lei costante rifiuto di sue nozze, aveva concepito il pensiero che fra Rosina ed alcuni dei congiurati dovesse esistere un qualche segreto legame, ed argomentò che certamente la fanciulla non poteva esser sola nella faccenda e che Alfredo, giovane riputato entusiasta, andasse con lei d'accordo. Su tal sospetto, insinuando analoghi dubbi alla signora Guglielmi, la quale insieme con lui sorprese i giovani, siccome vedemmo nel precedente capitolo, alle ore undici e un quarto di sera nel salotto in procinto di fuggire dalla casa materna, aveva preventivamente fatti nascere nel commissario suo amico sospetti utili al suo fine, instigandolo a procedere all'arresto del giovane, riservandosi di farla da protettore e padrone di Rosina, che divisava di trasportare presso di sè al più piccolo pretesto che gli fosse riuscito di cogliere. Ma il cielo si compiacque schernire questo briccone. Il salto di Giovanni co' suoi nella cloaca del sotterraneo aveva resa inutile la sorpresa tanto desiderata dal magistrato di cogliere in flagranti i congiurati. Il salto della Rosina dalla finestra aveva reso inutile l'arresto di Alfredo; il quale, ben sapendo come nessun documento potea comprometterlo, in specie non essendosi trovato alla riunione nel sotterraneo, era riuscito, come sappiamo, ad ottenere di essere restituito in libertà. Il signor Basilio, affettando una calma stoica, era tornato ad assidersi al suo banco di pannine, senza osare di presentarsi alla signora Guglielmi, temendo di esser corso troppo e di non avere colori bastanti onde ulteriormente contrafarsi ed ingannare quella donna. In mezzo a tante ambagi lo crucciava il pensiero della perdita di colei per il cui possesso avea sparso assidue cure durante un biennio; lo crucciava l'idea di non potere, senza pubblicamente tôrsi quella maschera di galantuomo a lui sì favorevole, ottenere il pagamento del suo credito verso madama Guglielmi; e lo angustiava infine il sentire che, contro sua voglia, qualche poco si ciarlava di lui. Talchè, simile alla volpe che dopo essere entrata nel pollaio non trova la via di uscirne dal solito buco per aver mangiato troppo, si trovava in preda ad un'agitazione da lui non mai provata tutto il tempo della ipocrita sua vita; pure, nella speranza di rimediare o almeno di non far peggio, seguitò ad uscire alle ore solite di casa, ad assidersi al banco ed in tutte le periodiche occupazioni in cui noi lo vedemmo esattissimo. Nella sua doppiezza non avea mancato di recarsi al tribunale ed esternare gravissimo cordoglio per la fallita impresa delle catacombe e per la mancanza di prove onde si prolungasse la detenzione di Alfredo.