—Ma…., aveva esclamato sul termine di un colloquio con un funzionario di polizia, quod differtur non aufertur; ne vada la mia pelle, sarò sempre buon servitore della giustizia.—
Tornato al suo banco, egli invano procurava d'imaginarsi un plausibil modo intorno alla sparizione della fanciulla; infatti chi poteva averla aiutata, sola, senza mezzi, senza esperienza, a sottrarsi non tanto alle ricerche di lui, quanto a quelle diligentissime della polizia? Forse il suo incognito amante? Ma se colui era, qual ei supponeva, uno dei settari, come trovarsi sotto la finestra per ricever nelle braccia la cara fanciulla e al tempo stesso essere alle catacombe? Alfredo, ito agli arresti col commissario, non era suscettibile di porgerle aiuto. Dunque? Il diavolo in persona doveva aver preso parte a vantaggio della giovane: ma nè anche quest'idea persuadevalo, sapendo come la purezza dei costumi di Rosina non poteva procacciarle le simpatie del formidabile ausiliario infernale. Lambiccatosi il cervello per mille differenti congetture, il degno signor Basilio aveva concluso di lasciare al tempo la cura di svelare l'impenetrabile arcano e dover lui deporne il pensiero, onde non rischiare di divenir pazzo a forza di meditare; ed infatti si era avveduto che la strana sua situazione avevalo alquanto dissestato nella direzione dei propri affari. Si era dimenticato di cancellare una partita di un suo debitore che lo aveva pagato; ma giacchè la cosa era passata, pensò esser meglio lasciare aperto il credito che scarabocchiare la carta. Si era scordato di accendere l'ultimo sabato la lampada alla imagine di sant'Omobono, ma pensò rimediare alla trascuranza col comprare il sabato venturo, invece di una crazia, due soldi d'olio. Il tremito dei suoi nervi rendendogli paralitiche le mani, queste tenevano il passetto in modo che nel misurare il panno a' suoi compratori le bracciature riuscivano piuttosto scarse, ma, per tranquillizzare la propria coscienza, diceva a sè stesso: Che colpa ho io se i dispiaceri che ho provati agitano i miei nervi? tutti coloro che son causa delle mie afflizioni sconteranno nel mondo di là il piccol danno che in questi giorni di confusione possono aver risentito i miei avventori. Troppo lungo sarebbe l'enumerare le sbadataggini di cui fu suscettibile il nostro mercante nel periodo transitorio che abbiamo accennato; una sola, come d'indole assai bizzarra e comica, non vogliamo passar sotto silenzio i nostri lettori. Si scordò di portare le solite teste di pesce fritto nel fazzoletto turchino al gatto che teneva in bottega, il quale essendo stato 48 ore in forzato digiuno, si mostrò piuttosto in broncio col padrone. Quando questi un bel dì aperse la bottega, in un momento di riflessione, appoggiati i gomiti sul banco, il micio, credendo che il padrone ingrato dormisse, imaginò di rifarsi del lungo digiuno a spese di uno dei di lui orecchi il quale per la portata del sangue pareva rosso come un salsicciotto. Onde, spiccato un salto sulla tavola del banco, glielo addentò così fieramente che, senza l'aiuto di benevole persone accorse alle grida del mercante, l'orecchio del signor Basilio sarebbe passato nelle interiora del famoso Buricchio. Da queste dimenticanze trasse frutto il signor Basilio; cessò dal meditare sulla sparizione di Rosina, restringendo i suoi studi mentali sul modo di ottenere dalla signora Guglielmi il pagamento del vistoso suo credito. Lasciamo intanto questo degno personaggio e ritorniamo ad Esmeralda. Esmeralda? Oh! qui sì che vi è del mistero; oh quanti misteri! dirà qualcheduno. Carissimi, rispondo io, non so che dirvi. Dunque zitti, e tiriamo innanzi.
Esmeralda dopo alquanti giorni di dimora al convento pareva più tranquilla, sebbene non avesse riacquistata la ragione. Le suore, a causa della sua beltà, quasi l'amavano. Essa aveva un certo che da farla considerare come superiore al resto delle femmine. La priora aveva per mezzo dell'ortolano mandata lettera confidenziale al padre Gonsalvo, onde questi le indicasse qualche cosa intorno alla frenetica fanciulla in modo brusco da lui introdotta come pensionaria in quel luogo, non avendo la buona madre potuto sfogare il femminil talento di curiosità colla fanciulla, imperocchè essa faceva dei discorsi fuori di senso: parlava di navigli, di catacombe, della Guadalupa, di un caprone, della tribù dell'Ohio e d'altre simili cose, alla madre priora inintelligibili ed a cui rispondeva con esorcismi onde fugare il demonio, da cui credeva ossessa la giovane. E noi certamente le daremo ragione del suo procedere; inoltre quel benedetto padre Gonsalvo aveva avuto tanta fretta nel partire dai monastero che non era stato possibile interrogarlo, e poi era tanto laconico quel buon padre!
Il giorno dopo l'improvvisa recezione di Esmeralda, madre Domitilla, parlando confidenzialmente a suor Dorotea in un'ora dopo il refettorio, le aveva detto:
—Ma che ne dite, suor Dorotea, della apparizione di quella specie di energumena?
—Oh! rispose la camarlinga, io non ne so nulla; tocca a voi, siete priora e basta, io non posso aprir bocca su certi argomenti.
—Ma pure….
—Pure, riprese suor Dorotea, dico che quel benedetto padre abate si prende certe facoltà un poco troppo spinte: capita qua ad ora quasi notturna, picchia, gli viene aperto, introduce una straniera che fa certi occhiacci di spiritata, parla di bastimenti, prende la soglia del convento per la bocca di una darsena, la fune del campanello per una corda d'una vela, voi per il grand'ammiraglio e me per il capitano dei cannonieri; e il reverendo, senza dirci chi è o chi non è costei, ci lascia colle laconiche espressioni: Suore mie, in nome del cielo custodite questa infelice fino al mio ritorno; ed aggiungendo: Benedicat vos, etc., se ne va, e non ne abbiamo saputo più nulla.
—Sì, cara camarlinga, io pure sono del vostro avviso; il buon abate non ci ha fatto il miglior regalo del mondo: ma su questo, transeat; peraltro non è scusabile quel non farci sapere, almeno in due parole, chi è la giovane, cosa voglia, se sia turca, ebrea, scismatica; se dobbiamo convertirla, riconciliarla, ecc., ecc. Quanto è strano quel reverendo!
—Eh! eh! madre priora, sento dire che quel religioso in sua gioventù fosse un po' cervellino strambo, ben s'intende avanti di vestir l'abito.