—Delicta juventutis meae ne reminiscaris, Domine, prese a dire la priora: in gioventù tutti più o meno avemmo i nostri falli; speriamo che il Signore voglia dimenticarli. Ma, tornando alla fanciulla, ella non può essere nè turca nè ebrea nè pagana nè protestante: perocchè sappiate, carissima suor Dorotea, come io, sebbene mi fidassi del degno padre abate, abbia voluto togliermi ogni dubbio di ricevere fra le pecorelle del Signore una qualche volpe pericolosa; e fino dal momento in cui l'incognita ci venne presentata dal padre abate, io colla scusa di accomodarle il fazzoletto da collo procurai di rintracciare se da quello pendesse qualche segno di buon cristiano. Indovinate un poco cosa vidi?
—Che? Dite, dite.—
—Una bella reliquia del santo Velo incastrata in una teca di oro a filograna.
—Cospetto! esclamò la camarlinga; deve essere non solo buona cattolica, ma anche ricca.
—Ed anche nobile, continuò la priora; dietro alla teca vi è una bellissima incisione della corona di conte e sotto le iniziali E. C. Z. S. A. 21 marzo 1805.
—Bagattelle! disse sorpresa la camarlinga. Oh! è da figurarselo.
Colei è nobil contessa. E non importa che sia forastiera; padre
Gonsalvo ha relazione con tutti i popoli del mondo. Sarà qualche
giovane scappata ai suoi parenti.
—O qualche innamorata di giovane pagano o liberale, il che è tutt'uno.
—Che bell'acquisto per il convento se si facesse monaca!
—Sicuro, e, a dirvela, io ci ho pensato subito subito: speriamo che riprenda la sua ragione.
—Ed io, vedete, madre priora, confesso il mio peccato: non sapendo tutta questa faccenda, sono stata non poco inquieta in questi giorni, poichè credeva che il convento ci rimettesse di suo, dando da mangiare ad un'incognita la quale….