—Zitta! zitta! riprese la priora: non vi fate sentire da nessuno. Non sapete cosa mi consegnò il frate al momento di lasciar la ragazza?… cinquanta luigi d'oro!

—Eh!

—Sicuro; il buon padre Gonsalvo disse poche parole, è vero, ma fece de' fatti e mi pose in mano un involtino con cinquanta bei luigioni lampanti.

Benedicamus Domino, disse la camarlinga, che aveva tutta la sfiducia propria dei cassieri; sicchè adesso non rimane che ad appagar la curiosità.

—Questa sera sapremo qualche cosa; ho inviato l'ortolano a Montenero,

—Ma intanto non potrei vedere il reliquiario? soggiunse la camarlinga sentendosi morire dalla curiosità.

—Non vi è difficoltà, riprese la superiora; andiamo nella cella N. 12; la fanciulla è tanto buona che è certo ci dirà «Mamma, mamma» e ci mostrerà ciò che volete.—

Entrambe si avviarono alla cella N. 12, bussarono. Nessun rispose; entrarono, non ci era alcuno. Il convento fu tutto frugato. La Esmeralda non ci era più, nessuno l'aveva veduta uscire. Considerate ciò che pensarono, ciò che dissero le suore. La priora spedì un altro espresso al padre Gonsalvo, e questi fu il garzon del vinaio, ritenendo peraltro i cinquanta luigi lampanti.

Esmeralda era sparita la sera dopo la sparizione di Rosina.

Quanto al Caprone ed Iago sappiate…. ma no, per adesso non avete a saper nulla. Bisogna ch'io ritorni nella carcere ov'è rinchiuso Topo. Ma non si potrebbe prima parlare di Giovanni, ossia del Caprone e di Iago? No, signore, non si può; perchè se si tardasse ad andare nella carcere di Topo, si correrebbe rischio di non trovar più nè anco lui. Caspita! ci sono scappati due dei nostri personaggi; non voglio che ci fugga anche il terzo.