Raccolsi il fiore e, ripensando alla pazza di Fonzaso, mi avviai lentamente verso la mia stanza.

Nel corridoio vi trovai una donna con un bambino sulle ginocchia, che dondolandosi sur una sedia, canterellava con un filo di voce:

Quanno che la mi' mamma me cunava

Cantava 'na canzona de Turchia.

Le fasse co' le quale me fassava

Era' tessute de malinconia.

Quanno che la mi' mamma me cunava

Cantava 'na canzona de Turchia!

Mi trattenni un poco ad ascoltare la cantilena, forse recata anch'essa dall'Oriente con le norme per la fabbricazione dei cappelli di paglia da Nicoletto del Sasso, e ne fermai, come meglio potei, sur un pezzo di carta, le parole; poi entrai nella mia cameretta ed apersi la finestra.

L'ultimo quarto della luna inargentava le acque del Cismone, che correvano scrosciando. Anche loro cantavano la ninna nanna ai larici ed agli abeti che sotto il cielo stellato s'addormentavano, sulle ginocchia della notte, nell'ombra tacita e densa delle umide sponde scoscese.