LE “CAPANNE„ DI RIPETTA

Il barcarolo che mi traghettava ieri all'altra sponda del Tevere, dove, sotto ai begli alberi fronzuti, sorgono dall'acqua bionda le stuoie gialle dello stabilimento dei bagni, mi diceva con molta serietà: — Caro lei, troppi stabilimenti! Troppi! Napoli, Livorno, Civitavecchia, Vicarello! Ar giorno d'oggi ce so' più stabilimenti che bagnanti: se capisce che l'affari vanno male.

Il Caronte che per due soldi trasporta le anime e i corpi dall'una all'altra riva tiberina e viceversa, è un vero lupo di fiume: magro; ma robusto, con la barba bianca e lanosa che gli onora la faccia abbrunita dal sole, siede gravemente sulla poppa di una sua barca, chiamata l'arca di Noè, e non abbandona il suo posto se non per raccogliere dignitosamente nella berretta il prezzo del breve viaggio fluviatile. Ordinariamente non è molto verboso. Le gravi responsabilità della navigazione non gli permettono di perdersi in chiacchiere; tuttavia se i «passeggeri» son pochi e di sua conoscenza, mentre egli maneggia il vecchio timone, che sa le tempeste e ad ogni scossa miagola come un gatto soriano, parla volentieri.

I suoi discorsi favoriti non mai più lunghi della traversata, sono due: la spiegazione der machinismo de la girella, che scorrendo sulla corda tesa fra le due rive del fiume tiene assicurata la barca; e la descrizione di un viaggio da lui fatto in gioventù per risalire il Tevere da Ripetta a Stimigliano; un viaggio con burrasche, burraschette, riggiri, mulinelli, crescenti, crescentini, murelle, pennelli, mollacce e mollaccioni: roba, Dio ne scampi e liberi tutti, da non ritornare più a casa.

È inutile dire che tanto il primo quanto il secondo discorso finiscono sempre con questa giaculatoria: — Caro lei, tutto va bene; ma ar giorno d'oggi ce so' troppi stabbilimenti. Napoli, Livorno, Civitavecchia, Vicarello! Troppi stabbilimenti! Li tempi de 'na vorta so' finiti.

Li tempi de 'na vorta! Allora, difatti, quando al cominciar dell'estate non era ancora venuta la moda di fuggirsene sulle rive del Tirreno azzurro e dell'Adriatico verde, l'inaugurazione delle «Capanne» era davvero per la vita romana un avvenimento; ma adesso invece è divenuta la cosa più semplice del mondo. Quando le tende e le stuoie sono distese sui pali ben confitti nell'arena del fiume; quando tutte le sedie sono allineate e la pesante scrivania è al suo posto, si appende sulla porta d'ingresso una tabella su cui sta scritto a lettere di scatola: SI PAGA ANTICIPATO, e la stagione dei bagni fluviali è inaugurata.

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Appena si entra nelle «Capanne» è di rito il domandare gravemente al primo che vi capita dinanzi: — Com'è l'acqua?

— Bu... bu... bu... o... na — vi risponde invariabilmente l'interpellato, asciugandosi il petto con l'asciugamano.

Esaurita la prima domanda si deve passare subito alla seconda: — Fredda?