***

Il vetturino, appena il cavallo si muove, incomincia subito a chiacchierare, e fra una frustata e l'altra mi descrive diffusamente le antiche funzioni papali, mi partecipa le ultime notizie della salute di Coccapieller, mi spiega l'interno de Castel Sant'Angelo, avvertendomi che si può anche chiamarlo la mola adriana per via che è tonno; e quando entriamo in piazza Rusticucci, indicandomi con la punta della frusta la più gran cuppola dell'Umanità, mi dice sorridendo come se pregustasse la mia sorpresa: — La vede quella palla che de quaggiù a lei gli pare un merangolo? Be', lì drento per sua regola sappia che ci vanno non meno di sette persone.

— Ma davvero?

Non meno. — ribadisce il vetturino; poi, felice della mia sorpresa accennando, sempre con la punta della frusta, le due fontane in mezzo alle quali passiamo, continua: — E queste due fontane le vede? Sono due bellissime fontane perenne che le fece fare Sisto Quinto assieme all'obilisco di Nerone: e dice la storia che quanno lui le fece vedere ar re de Napoli, er re de Napoli se crese che fossero finte e disse ar papa... Un cordone di bersaglieri impedisce alla vettura di poter andare più innanzi, ed io son costretto a lasciarla insieme a Nerone, a papa Sisto e al re di Napoli.

Mentre la lascio, il grande orologio del Valadier con la sua voce sonora mi avverte che sono le dieci e tre quarti. Non c'è tempo da perdere: e mi avvio a passo accelerato verso la Sagrestia, davanti alla cui porta ci trovo una folla di preti, frati, monache e seminaristi che si stringe addosso a due «sampietrini».

Aiutandomi coi gomiti mi faccio innanzi insieme ad alcune «figlie di Maria», e presento il mio biglietto a uno dei «sampietrini», il quale appena lo vede mi dice: — Questo nun è bono.

— Come? Non è buono?

No. Lei è un pellegrino e li pellegrini deveno entrà' dar Portone.... — Sfido io!

...de bronzo.

Vado al Portone di bronzo; colà mostro il biglietto a un gruppo di signori in abito nero e cravatta bianca, ed entro. Appena muovo i primi passi nel corridoio del Bernini, uno svizzero mi si avvicina e mi offre una crocetta di panno bianco e una breve carta su cui sono stampate le istruzioni per le udienze pontificie. Ringrazio il pronipote di Guglielmo Hötel, scendo nel vestibolo della basilica, saluto i miei due vecchi amici Carlo Magno e Costantino ed entro nel tempio.