Del resto, benchè tutti e tre i nostri vicini avessero differenti idee sul paesaggio, in una cosa andavano perfettamente d'accordo: nel non dipingerlo mai.

Accanto ai tre paesisti abitava un vecchio copista, e tutti lo chiamavano il professore Calendario.

— Ma perchè mai lo chiamate così? — chiesi un giorno allo scultore siciliano col quale eravamo divenuti intimi.

— Perchè si tinge la barba.

— E che cosa c'entra la barba col calendario?

— C'entra benissimo. Vedi: il mese, come sai, è composto di quattro settimane.

— Ebbene?

— Ebbene: il professore si tinge la barba una volta al mese; per cui dal primo giorno del mese all'ottavo, la sua barba è nera. Dall'otto ai sedici diviene marrone; dai sedici al ventiquattro tutti i peli del professore diventano rossicci; dal ventiquattro in su diventano gialli, e quando la barba del professore è gialla, vuol dire che siamo alla fine del mese.

— E allora è orribile essere al verde — ripresi io ridendo.

Vicino allo studio del professore s'apriva una terrazzina scoperta dove i modelli andavano a sgranchire le membra nei momenti di riposo, e per solito dalle dieci alle dieci e mezza, tempo permettendolo, c'era rappresentazione: ci andavano spessissimo a passeggiare Torquati Tassi e Beatrici Cenci, cardinali Ippoliti e moschettieri, Danti e conti goldoniani, frati dalle tonache scolorite e guerrieri medioevali, apostoli ed evangelisti; e, qualche volta non era difficile di vederci qualche Padreterno con gli occhiali che fumava la pipa, leggendo il giornale, o discorreva a tu per tu con una ciociara di Sora.