Dalla terrazza salendo una scalettina di legno si andava in una specie di piccionaia, dove abitavano una pittrice tedesca vecchia come una mummia, e un giovinetto magro e sparuto che era venuto a Roma, mandatovi in pensione dal municipio di una piccola città delle Puglie.
Il giovinetto non appena arrivato qui era andato a visitare il museo vaticano per studiarvi la Trasfigurazione di Raffaello. Lassù aveva conosciuto la vecchia tedesca che copiava il quadro del grande maestro e avevan finito con l'unirsi, accomunando, a maggior gloria dell'arte, la loro miseria e il culto per il divino urbinate. Il giorno andavano in giro per i musei; all'imbrunire tornavano nel loro bugigattolo e quello che facessero là dentro nessuno lo ha mai saputo.
Un giorno, il pugliese venne nel nostro studio a dimandarmi non so più quale cosa, e mi raccontò che il suo municipio lo aveva mandato a Roma togliendolo dalla campagna dove guidava le pecore.
— Fin da fanciullo io scolpivo col temperino nel legno i ritratti dei miei compagni. — mi disse il pugliese, e cavato dalla tasca un quaderno che gli dava noia nel gestire, perchè parlando il giovinetto agitava nervosamente le braccia lunghe e magre, lo posò sul mio tavolino. Io gittai lo sguardo sul quaderno e vi lessi in cima alla prima pagina, scritto in bel carattere rotondo, questo titolo: Del modo come ti dovrai regolare per dipingere vecchie megere irate e brutte a guisa di furie infernali.
Non mi potei trattenere dal ridere, e come egli s'avvide che avevo letto il suo manoscritto, divenne di bragia, e con un atto brusco coprì con la mano il quaderno.
— Ma perchè — gli dissi — nasconde il suo lavoro e arrossisce? Dovrebbe esserne orgoglioso, mi pare.
E siccome io lo lodava del suo amore per l'arte si rabbonì e incominciò a parlarmi di un quadro che egli stava dipingendo (quadro che nessuno vide mai), e di certe preparazioni esperimentate con molta fortuna.
— È inutile illudersi — mi disse poi — gli antichi preparavano tutti. E questa è la ragione dell'eccellenza della loro arte. — Ah! se potessi avere nelle mani un quadro di Tiziano! Glielo vorrei far vedere io quello che c'è sotto.
— E che cosa vuole che ci sia?
— Ma lei si vuol levare un gusto? — riprese allora interrompendomi il pugliese. — Lei vada in una galleria, gratti il cielo di un quadro di Tiziano e vedrà che ci trova sotto...