— Andiamoci! — ripigliò subito il mio amico. — Vorrei rivedere il luogo dove siamo sbarcati.

Dopo di aver rotto coi bastoni un impaccio inestricabile di pruni rigidi e feroci che s'attaccavano ai panni, e di esserci liberati da una sterpaglia di ramoscelli sfrondati stretti insieme tenacemente dall'edera, penetrammo in un boschetto di querciole, di acacie, d'elci, di allori e d'ailanti, e affondando i piedi in un viluppo d'erbacce umide che ad ogni passo ci mandava sul viso ora una tanfata di fracidume e di muffa, ora un delicato e delizioso profumo di violette, lo traversammo e scendemmo in un canneto sulla riva melmosa del fiume.

Il Muratti esitò alquanto prima di riconoscere il punto preciso dove egli era sbarcato coi Settanta; ma alfine, dopo di aver girato più volte gli occhi intorno attentamente e lentamente, aguzzando le ciglia, additandomi un vetrice gobbo e rugoso che si specchiava nell'acqua immota di una piccola insenatura della sponda, esclamò con voce risonante: — Là, là sbarcammo! Proprio là! — e lasciandosi dietro sulla creta le impronte dei passi frettolosi si avvicinò al vecchio albero e ne accarezzò con la mano aperta e leggera il tronco deforme, e, mentre un ramoscello da lui appena toccato si rialzava oscillando, rimase a guardare all'oriente verso Mentana.

Una rondine strisciò col petto bianco sull'acqua gialla, si posò per un attimo sulla riva assolata e s'allontanò stridendo.

Lungo la via del ritorno egli mi rivolse appena qualche breve parola; ma quando rientrammo in piazza del Popolo, dopo essersi fermato davanti alla caserma dei carabinieri e di averla guardata a parte a parte, prima di ritornare a muoversi mi disse: — Vedi, se tu mi porti in via Panico, io son sicuro di ritrovare quella casa dove andai con quel giovanotto che conobbi al Caffè Greco. — E, toccandosi la fronte, aggiunse: — Ho la certezza di ritrovarla perchè la sua immagine ce l'ho stampata qui dentro.

Il sole illuminava ancora la più alta balaustrata del Pincio, l'obelisco e le cupole. Andammo in via Panico e colà, verso Monte Giordano, egli riconobbe facilmente la casa del Piatti.

— E dimmi un po' — gli chiesi poi sorridendo — al Caffè Greco non ci vuoi ritornare?

— Sì! — mi rispose subito — Sì, andiamoci, e così avrò rivisto tutto. Però — soggiunse, mentre imboccavamo l'antica e pittoresca via dei Coronari, — però non lo riconoscerò più.

— Non dubitare; chè lo riconoscerai perfettamente. — gli risposi. Difatti, appena egli vi entrò, non seppe nascondermi il suo stupore e, prima di mettersi a sedere, aprendo le braccia in atto di maraviglia, esclamò: — Hai ragione, è proprio tale e quale. Non v'è nulla di cambiato. Nulla. D'altronde io credevo che dopo tanti anni...

— Ah! — lo interruppi io ridendo — gli anni per il Caffè Greco non contano; forse i secoli.