Sopraggiunse una modella che andava in cerca di lavoro e vedendo i due che ponevano i suggelli alla porta, mi venne vicino e mi domandò che cosa stessero facendo.

— È morto! — le risposi.

— Chi?

— Lo spagnuolo.

— Poveretto! — esclamò la modella; e rimase a capo chino, per un poco immobile; poi rialzò la testa, guardò il signor commissario che accendeva il sigaro alla candela, e soggiunse, sospirando: — Proprio adesso che m'aveva promesso un par de stivaletti de brunella!

IL MODELLO

Mario, quand'io lo conobbi, era un povero vecchio tutto ossa e pelle, con una barba bianca bianca, che gli cadeva sul petto, e con una lunga zazzera che scendendogli come una pioggia di fili d'argento su le spalle, gli copriva quasi la metà d'una giacca di velluto marrone, deturpata e rosicata dagli anni.

Al Vicoletto della Scalaccia, ove andava a dormire in un cortiletto umido e nero, lo chiamavano er mago: e le comari del vicinato al vederlo gli andavano incontro ridendo e gli chiedevano tre numeri sicuri. Egli si schermiva come meglio poteva, s'afferrava con le mani scarne la barba, e scuotendo la testa si allontanava brontolando: — L'arte è ita! L'arte è ita! E qualche volta soggiungeva: — Mo Mario è vecchio! Che ve ne fate? Buttatelo a fiume!

Povero Mario! Allora l'arte nun era ita, nè egli pensava alla vecchiaja e alle bionde acque del Tevere, quando all'Accademia di belle arti, gonfiava, fra l'ammirazione degli artisti, i muscoli dell'ampio torace piegando la persona a raffigurare il Gallo moribondo o il Discobulo, l'Orazio ar ponte o il Muzio Scevola all'ara. Allora l'arte nun era ita, quando egli andava di corsa su pe' le spallette d'Acquacetosa pe' mantenesse sciorta la muscolatura, e saliva al museo del Campidoglio p'annà' a vede' come camminaveno e come se moveveno l'antichi romani. Perchè egli allora, e lo diceva a voce alta, non era adatto a tenere azioni da imbecille: ma azioni da potè' dà' er movimento a la vita e a la storia. Allora! Ma quando io lo conobbi, il vecchio modello affogato sino agli occhi nella miseria, de li tempi antichi se ne ricordava soltanto se qualche volta passava sotto i finestroni della sala del nudo, dell'Accademia e se poteva avvicinare qualche studente per parlargli di amori russi e di Padreterni in gloria, d'eroi del mondo greco e romano e di tanti artisti ai quali lui, proprio lui, aveva dato il mezzo di divenir celebri. E si doveva rider di cuore a sentirgli raccontare come una volta a uno straniero che voleva farlo posare da Giuda avesse risposto: — Musiù, 'sta faccia nun è faccia da traditore! — Ed era proprio una cosa pietosa il sentir dire da quel povero vecchio affamato com'egli avesse più volte acconsentito a posar da modello a un giovanotto che non poteva pagarlo, solo contento d'aver aiutato uno che un giorno sarebbe diventato un pezzo grosso dell'arte.

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