L'altro non rispose; e, succhiando la cannuccia di una pipetta di radica che egli aveva fra le labbra, rimise gli occhi sul giornale.
— Leggi forte! esclamò qualcuno. E tutti quelli che gli si erano avvicinati, non ignorando come il loro compagno, oltre al sapersi sporcare le mani coi colori e talvolta con l'inchiostro, sapesse anche leggere assai bene, gli si strinsero addosso esortandolo a cominciare la lettura.
— Ma è troppo lunga! — osservò lo studente, mostrando il giornale.
— E che importa? Lèggine un pezzo. Tira via!
— E quale?
— Quello che vuoi.
Egli allora, lusingato dalle richieste insistenti dei suoi compagni sorrise, e, prima di mettersi a fare il cantastorie ci pensò un momento; ma poi si avvicinò alla stufa, vi battè sopra leggermente la pipetta per farne uscire la cenere, narrò in succinto quanto aveva letto dianzi, chinò la testa sul giornale e cominciò con voce sonora: — «Spintovi dalla fame un giorno tornò all'Accademia...».
— Chi? — interruppe uno arrivato allora.
— Zitto! — gridarono tutti volgendosi verso l'interruttore e facendogli cenno di tacere: e uno soggiunse a voce alta: — Si tratta di un modello che si butta a fiume! Silenzio!
Il lettore tentennò il capo e, pronunciando lentamente le parole, ricominciò: — «Spintovi dalla fame un giorno tornò all'Accademia e ne fu scacciato». — E dopo una breve pausa riprese: — «Allora il povero vecchio, appoggiandosi a un bastone, si trascinò fin sulla piazza dell'Aracoeli dove egli era solito di passare gran parte delle sue dolorose giornate. Colà...».