— Silenzio! — esclamarono anche una volta tutti insieme gli studenti e, voltando le teste, videro un professore che si avvicinava parlando con un usciere.

— Che cosa state a fare? — chiese il maestro, il quale infiorando, di solito, il suo insegnamento con molte barzellette era assai stimato dai suoi scolari.

— Stiamo a sentire la storia di un disgraziato. — gli risposero.

— Si tratta di un modello che si butta a fiume!

— tornò a dire la solita voce; ma questa volta sigillando le parole con un sospiro profondo.

— Ci si butta? Dunque vuol dire che non ci si è ancora buttato?

— Non ancora; ma siamo lì!

— Allora corro ad avvertire la Società degli asfittici! — esclamò il professore; e, allontanandosi in fretta con le mani nei capelli svolazzanti, aggiunse:

— Forse arriviamo in tempo!

Dopo una risata doverosa tutti si volsero verso il lettore dicendogli: — Vai avanti! — Ed egli aspettò che tutti si quietassero e, come vide che tutti lo guardavano in silenzio con le orecchie intente, riprese: — «Colà si sdrajò su uno dei primi gradini della grande scalinata della chiesa e s'addormentò. Quando riaperse gli occhi dall'alto della torre capitolina, dorata dagli ultimi raggi del sole cadevano sulla piazza i rintocchi di una campana. Il vecchio all'udire quel suono che prima di spegnersi ondeggiava gravemente nell'aria fredda si alzò e, scorgendo sulla cima della cordonata le statue colossali dei Dioscuri su le quali l'ombra già cominciava a salire, si ricordò di Marco Aurelio, e avvicinatosi a una delle balaustrate, dietro a cui fra il fogliame bruno dei ligustri cinguettavano i passeri, vi si appoggiò tentando di trascinarsi sulla piazza michelangiolesca; ma dopo pochi passi dovette fermarsi: le gambe gli tremavano. Tornò indietro ansimando e raccolta nel cavo delle mani un po' d'acqua gelida che dalla bocca di un leone di basalto cadeva in una conca di travertino la bebbe avidamente. Poi, dopo di aver guardato ancora la torre ormai fiammeggiante di sole soltanto nel vertice, e di aver abbassato anche una volta gli occhi velati dalle lagrime sulla cordonata, su quella cordonata dove egli in gioventù era passato tante volte correndo per andare a contemplare nel museo capitolino quelle statue, delle quali egli soleva con la sua bella persona imitare gli atteggiamenti, discese adagio adagio nella via angusta e solitaria di Torre degli Specchi, ove qualche lampione già acceso mandava un po' di luce giallognola su le mura squallide di un antico monastero; attraversò la piazza Montanara, e arrivò alla discesa di Monte Savello».