— Davvero. Guarda, giusto ora sta per piovere, ciao!

Che direste se il manichino di quel pittore vi venisse a rivelare che il quadro venduto all'americano per ventimila lire, invece di stare esposto nella galleria di New York, sta sepolto in un armadio, nello studio, preda dei topi e delle tignuole?

E che direste se, per esempio, vedendo passare un professore serio serio, impettito nell'abito nero, superbo del suo cappello a cilindro lucente tra la folla dei cappellini a cencio, coi nastri delle commende all'occhiello; che direste se un manichino vi venisse a dire, come lui quel professore lo abbia conosciuto quando, con la camicia che gli usciva dalle maniche rotte della giacca, urlava contro le Accademie, e quando, non potendo altrimenti dileggiare quelle istituzioni, di cui ora è orgoglioso di far parte, chiamava il suo cane col titolo di professore?

Ma il manichino, signori, è discreto, il manichino non parla. Ed è per questo che, quando la porta dello studio non s'apre ai colpi reiterati delle amiche e degli amici egli sta nello studio. Sta nello studio perchè non dirà a nessuno se una macchina fotografica prese il posto della tela sul cavalletto; nè farà sapere a nessuno se un quadro sarà accarezzato da un pennello e firmato da un altro.

Però, o signori, non tutti i manichini sono manichini, e come tra gli uomini così anche fra i loro ve ne sono di quelli che disonorano la loro razza.

Costoro hanno vita dolorosissima: randagi d'indole, vanno vagando senza posa da questo a quello studio; feroci e maneschi, sovente attaccano briga con l'artista, e non giovano cure e castighi per farli uscire da quella via di perdizione.

Io ne ho conosciuto uno di cotesti sciagurati. Che brutta figura! Scommetto che se l'aveste incontrato per via, gli avreste dato l'orologio e il portafogli, purchè vi avesse lasciata salva la vita. Aveva sul muso i tratti caratteristici del delitto, così bene marcati che io son certo che se il professore Lombroso lo avesse visto, non dico tastato, lo avrebbe giudicato come il prototipo del manichino delinquente. Di star fermo, non volea saperne. Vi lasciava incominciare un lavoro; poi, quando vi vedeva a lavoro inoltrato, crac, faceva un movimento brusco e addio pieghe, addio lavoro.

Lo mettevate ritto nella posa del guerriero che ritorna vincitore? Dopo cinque minuti, il guerriero vincitore si metteva a sedere. Lo atteggiavate seduto, nella posa del Tasso, che declama i suoi versi alla sorella del duca di Ferrara? Dopo aver letto appena due ottave Torquato Tasso si gettava in terra. Lo mettevate seduto in terra, nella posa dell'onesto agricoltore, che si riposa dalla fatica lunga della giornata o nella posa del gladiatore moribondo? Dopo pochi istanti, l'onesto agricoltore si stendeva lungo sul pavimento a dormire e il gladiatore moribondo era morto. Io ho visto, signori, dei pittori perdere la pazienza, afferrare un bastone e suonar giù botte da orbi. Come dire al muro!

A un pittore, che gli assestò un colpo di bastone sul cranio spelato, egli rispose gittandosi vigliaccamente per terra e allungandogli con la gamba legnosa un calcio sul volto che, se lo pigliava in pieno, lo spediva al Creatore.

Pure, io non li odio cotesti poveri manichini degenerati, perchè penso che il loro pervertimento è causato dall'organismo loro e dalla loro costruzione, e ripeto con Seneca: Fatis agimur cedite fatis!