Del resto, se vi sono manichini delinquenti e perversi, oh! infinito è il numero di quelli buoni, fedeli, incapaci di recare il più piccolo danno ai loro padroni.
Una notte, i ladri salirono in uno studio per rubare. Al chiarore freddo della luna, che battendo sui vetri del finestrone illuminava languidamente la stanza, videro in fondo ad essa un antico romano che vegliava, e fuggirono. Signori, quell'antico romano che vegliava, era un manichino.
Potrei citare centinaia di fatti comprovanti la bontà d'animo, il coraggio e le rare doti del manichino; ma non voglio dilungarmi troppo, e ne citerò uno solo rimasto pietosamente scolpito nella memoria di quanti ne furono testimoni. Nel dicembre del milleottocentosettanta, quando il Tevere dilagando per le vie di Roma fu cagione di tante sventure, uno scultore era restato chiuso dalle acque nel suo studio.
La via Flaminia era allagata; e il fiume trasportando alberi divelti dalle lontane campagne, carogne di buoi e di pecore, e frantumi di capanne urtava schiumando su gli stipiti marmorei della Porta del Popolo.
Lo scultore, spintovi dall'incessante salire delle acque, era già salito a sua volta sopra un armadio, e stava aspettando angosciosamente la morte, quando udì venire dalla prima stanza del suo studio un rumore come di qualche persona che si avvicinasse. Gridò. Nessuno rispose. Ma quando una più forte ondata entrò nella camera, spalancando mezza imposta dell'uscio, egli vide il suo manichino, nuotante placidamente, avvicinarsi a lui con le braccia levate e con le labbra sorridenti. Un urlo di gioia, come non si era mai più udito l'eguale, da quando i naufraghi della Medusa videro su l'infinito mare biancheggiare una vela, risuonò nello studio, e poco dopo le turbe invocanti il soccorso dai tetti delle case di via Flaminia, videro lo scultore e il manichino abbracciati strettamente, galleggiare sicuri su la furiosa fiumana.
Povero manichino! per opera sua lo scultore fu conservato all'onore dell'arte e alla speranza dei creditori; ma lui morì fradicio. E la sua lunga agonia non fu neanche confortata da un cenciolino di medaglia al valore civile!
Ed ora dirigo la mia parola agli artisti.
Vedete: se il manichino qualche volta non fa quanto gli domandate, non è che ci metta della cattiva volontà; è proprio perchè non può. Dovete anzi pensare che non v'ha cosa meglio maneggevole di lui; anzi, questa volta proprio si può dire che potete girarvelo come meglio vi talenta e accomodarvelo come meglio vi piace. Certo, però, che vi abbisogna un pochino di pazienza e anche un pochino d'occhio; perchè, è uno sbaglio il credere che tutti i manichini possano essere capaci delle stesse azioni.
Ve ne sono alcuni di forte e solida costruzione, che sdegnano di ornare la loro persona coi rasi e coi broccatelli del secolo scorso. Ve ne sono altri a cui si richiede invano di chiudere il loro esile torace nella corazza brunita del medio evo. Ve n'ha di quelli che amano la posa eroica e di quelli che prediligono la posa umile. Ve ne sono moltissimi che non possono posare se non seduti mollemente sui morbidi cuscini dei ricchi e malinconici sedioni medioevali.