È vero, pur troppo, che esistono manichini senza carattere, sempre disposti a posare indifferentemente e per Dio e pel Diavolo, per san Michele Arcangelo e per quello che gli sta sotto. Ma se vi sono manichini di questo stampo, non sono tutti così: se ne trovano anche di quelli che hanno un carattere, una fede, una coscienza: e i secondi sono di gran lunga più numerosi dei primi.
Alle volte non potete immaginare a quali torture si assoggettino i poveri manichini, costretti dai loro padroni a raffigurare cose e persone da essi odiate, da essi non sentite. Io ho conosciuto un valente acquarellista che volle costringere il suo manichino a posargli nientemeno che da tomba di Cecilia Metella e da acquedotto della campagna romana, e il poveretto piegò la sua persona a raffigurare quei bruni ruderi della civiltà latina; ma quali spasimi, quali dolori non deve aver provato quel povero manichino?
Io non conosco pena maggiore di quella di veder soffrire un povero manichino.
Egli è là, nella posa da lui non sentita, e non amata; è là muto, con gli occhi sbarrati, con la faccia pallida, con le dita nervosamente contratte, e soffre in silenzio senza mandare un lamento; solo di tanto in tanto s'ode uno scricchiolìo. Il pittore si stizzisce ed egli sgranchite le giunture ritorna immobile. Chi sa mai quali torture affliggono quella testa di legno? Chi può dire quali tristi pensieri passino, s'affollino in quella figura all'apparenza così calma e paziente? Chi sa quanti poveri manichini, malati, cagionevoli di salute... Già, poichè, non crediate, o signori, che il manichino non abbia anch'egli le sue malattie. Ne ha due fierissime: la calvizie e la debolezza.
La prima è incurabile, però non è mortale; la seconda è mortale, ma per compenso la si può curare facilmente. Il rimedio a codesto male, voglio dire alla debolezza, è il medesimo oggidì tanto in voga. Ma non crediate che il manichino se ne serva ora solo che viene indicato su le quarte pagine come la panacea universale. Quando il ferro, o signori, non era ancora conosciuto come efficacissimo rimedio, egli lo aveva già da lungo tempo nelle sue medicine. E bisogna vedere, quali effetti miracolosi produca il ferro negli organismi malati dei manichini. Io, o signori, ne ho visti alcuni infermi al punto da non reggersi sui piedi, io li ho visti, subito dopo aver ingoiato un palo di ferro, risorgere forti e robusti come per miracolo.
E bisogna vedere con quale stoicismo essi si assoggettano alle più difficili operazioni!
A un povero manichino s'era infradiciato l'omero. Rimasto abbandonato per parecchio tempo in una cantina, l'umidità gli aveva intaccato i tessuti e minacciava di incancrenirgli il torace.
Fu deciso di segargli il braccio.
Cosa incredibile! Durante la difficile e dolorosissima operazione non un lamento uscì dalla sua bocca, non uno sguardo doloroso contristò la sua faccia serena. E notate che non si era adoperato neanche il cloroformio!