Fuori della chiesa, davanti alle baracche, le venditrici insonnolite, avvolte in panni listati di rosso, di giallo e di verde, gridavano con voci rauche, sperando di invogliare i pochi rimasti a comperare ancora qualche chilo di frutta, qualche ciambella, qualche padellata di ciammaruche, e intorno a loro, qua e là sui mucchi di fieno, sotto ai carretti, fra le canestre, gli orci e i barili vuoti molti contadini briachi fradici dormivano profondamente.
Poco lungi, al di là di un prato umido di rugiada e cosparso di fiori, su la via provinciale passavano di tanto in tanto le diligenze di Sora e Roccasecca coi cavalli sonanti e risonanti di tintinnanti sonagli.
***
Prima di partire mi venne il desiderio di comperarmi un ricordo della festa e chiesi a un pellegrino se voleva vendermi un suo bellissimo bordone, ornato di medaglie, di immagini sacre e di stelle lucenti di carta di argento.
— Gnornò. — mi rispose seccamente il pellegrino guardandomi con sospetto — Chessa è robba de la Madonna: nun se venne.
— Ti do una lira.
— Gnornò, chessa è robba de la Madonna, nun se venne.
— Te ne do due.
— Gnornò.
— Se me lo dai te ne do cinque. — ripresi io; ma niente! Il contadino stringeva sempre più tenacemente fra le mani il bordone e ripeteva sempre: Gnornò, gnornò, chessa è robba de la Madonna: nun se venne!