La sua cocciutaggine mi indispettì; cavai fuori dal portafogli una carta da dieci lire, gliela mostrai e tentando un'ultima prova gli dissi: — Se me lo dai ti do questa! — Egli mi guardò rimanendo per qualche istante incerto se dovesse pigliarla o no, poi tremando allungò la mano verso il biglietto; ma come l'ebbe toccato fece un salto indietro; si strinse al petto il bordone, e facendosi il segno della croce se ne fuggì.

Sarei davvero curioso di sapere quante volle quel povero contadino avrà già raccontato ai suoi amici come qualmente mentre egli si trovava dinanzi alla chiesa di San Domenico, gliu diavolo, vestute da signore, co' 'no cappillitto janco in testa e co' 'na pipparella 'mmocca, che jettava fumo e foco, glie comparì innante e glie disse...

III.

Il sole tramontava dietro l'Ara degliu Volupitto mentre io e l'arciprete di Fonlanaliri, seduti al fresco, sotto gli olmi della Fontana a balle, parlavamo della festa che doveva essere celebrata a Monte San Giovanni Campano per commemorare il cinquantenario della Madonna Santissima del Suffragio; festa della quale si discorreva già da tanto tempo in tutte le farmacie e in tutte le sacrestie di tutta la diocesi di Veroli. L'arciprete dopo di aver speso molte parole, qualcuna anche in lingua latina!, per invogliarmi ad andarci si alzò, ed aprendo le braccia in atto di maraviglia, fini col dirmi che la festa sarebbe stata una festa di tre bande.

— Di tre bande?

— Di tre bande! — ripetè l'arciprete, e pronunciando le tre parole lentamente, in modo che fra l'una e l'altra ci fosse una breve pausa, piegò la persona sul lato destro; sprofondò la mano grassa nella tasca della sottana; ne trasse una scatolina di madreperla sul cui coperchio era dipinta una immagine dell'Addolorata; l'aprì, vi ficcò dentro il pollice e l'indice, e s'empì il naso di tabacco. Io gli lasciai compiere la delicata operazione e poi gli chiesi quale sarebbe stato a suo giudizio il mezzo migliore per andarci a cotesta festa, ed egli, dopo di aver starnutato tre volte mi rispose: — L'asino. — E soggiunse subito che sol che io l'avessi voluto egli si sarebbe volentieri incaricato di provvedermi della bestia e della guida. Io lo ringraziai della gentile offerta, e all'indomani quando mi recai, come s'era convenuto, a San Rocco, dinanzi alla chiesina bianca, illuminata dai primi raggi del sole, vi trovai un bell'asinello magnificamente bardato e un bel ciociaretto vestito col suo più bell'abito da festa: corpetto rosso, giacchetta turchina, calzoni gialli, camicia ricamata e cappello a cencio ornato di nastri multicolori e di penne di pavone.

Il ciociaretto appena mi vide mi venne incontro sorridendo e, dopo di avermi dati i saluti di don Michele, mi porse un foglio di carta rossa ove era stampato il programma dello spettacolo; anzi di tutti gli spettacoli che in quel giorno dovevano allietare i popoli di Monte San Giovanni Campano. Incominciai subito a leggerlo, e così, mentre l'asino trotterellava fiutando con la testa alta e le froge aperte la fresca auretta mattutina, seppi come «nella Collegiata riccamente e a studiato disegno parata» la musica dei vespri sarebbe stata diretta dal maestro Melchiade Martufi e cantata da «distinte voci romane»; appresi come nella «Collegiata» si sarebbe fatta discendere «dalla propria nicchia la statua di Maria Santissima del Suffragio che dal merito artistico pare divinamente scolpita», e in qual modo, finita la festa, la statua suddetta si sarebbe fatta tornare «nella propria nicchia»; imparai quanto i concerti di San Donato e di Sezze avrebbero reso «vieppiù brillante il trattenimento», e infine come molte migliaia di colpi di mortari avrebbero dato «continuo segno di gioia religiosa». Non vi parlo dei globi areostatici da innalzarsi nell'aria, dei fuochi artificiali preparati da valente pirotecnico e dell'estrazione di una tombola con relativo incasso devoluto naturalmente a scopo di beneficenza.

Dopo la lettura del programma, incominciai quella della mia guida, e domandai al mio ciociaretto: — Come si chiama quest'asino?

Ed egli mi rispose subito: — Vicienzino.

— E tu come ti chiami?