— Jesce la pricissione! — mi rispose; e via come un daino. Io lo seguii e a forza di gomiti e di ginocchia mi riuscì di penetrare in un vicolo ove la pricissione già incominciava a sfilare. Aprendosi a stento una via tra la folla passarono lunghe file di contadini vestiti con càmici bianchi, gialli, rossi e neri, e recanti, secondo il loro grado, candele, croci, insegne e stendardi di cento forme e colori; passarono preti allampanati con le persone ossute coperte dalle cotte bianche pieghettate, e canonici obesi con su le spalle ricche mozzette violacee, e finalmente, preceduta da un gruppo numeroso di cantori e di chierici che agitavano preziosi turiboli d'argento e da alcuni diaconi che circondavano ed assistevano un vecchio col capo canuto onorato da una mitria di broccato bianco, e seguìta da un concerto e da una moltitudine di donne, giù in fondo al vicolo, fra nuvole azzurre d'incenso e sotto a una pioggia di fiori, apparve la màchena tutta d'oro, su cui, tra una gloria di angeli, vestita di un ricchissimo abito di seta cilestrina ricamato di stelle d'argento e coronata da un alto diadema scintillante di gemme di molto valore, sorgeva la statua della Madonna del Suffragio.
La màchena ondeggiava su la folla come una barca sur un mare in burrasca e avanzava adagio adagio fra gli urli e le imprecazioni di quelli che la trascinavano, i quali, poveretti!, gocciolanti sudore e rossi dalla fatica insopportabile non sapevano come fare per tenere indietro coloro che per devozione volevano ad ogni costo toccare l'immagine miracolosa. Uno di cotesti poveretti, un contadino, mentre allontanava con le braccia nerborute un gruppo di fanatici che voleva per forza avvicinarsi alla màchena, lo udii gridare: — Arrèto! Arrèto, perdia! che la Madonna se va a fa' fotte'!
La processione scese e salì una quantità di vicoli e di vie, traversò diverse piazze e piazzette, passò sotto l'arco trionfale che io aveva dianzi ammirato, uscì dal paese, serpeggiò su le rocce fra gli ulivi, dai quali alcuni fanciulli agitando panni colorati gittavano fiori, arrivò in cima a un poggio davanti a una chiesetta inghirlandata da festoni di lauro e di mortella e si fermò. Dopo qualche istante tutti s'inginocchiarono in silenzio, e il vecchio con la mitria, aiutato dai diaconi, salì sulla màchena, alzò le braccia tremanti al cielo e diede la benedizione. Allora un grido solo uscì da mille bocche, le insegne e gli stendardi furono agitati festosamente, le trombe squillarono e centinaia e centinaia di colpi di mortari recarono l'annunzio della solenne cerimonia fino ai più rimoti paesi che di lassù si scorgevano appena biancheggiare sugli ultimi monti lontani.
***
Finita la processione le bettole e le taverne incominciarono a riempirsi di gente. Girai per lungo e per largo il paese in cerca di una trattoria, ma le mie più diligenti ricerche rimasero infruttuose. Allora, trovatomi davanti a una osteria su la cui porti fra le foglie secche di un ramo di quercia sventolava una bandieretta rossa, vi entrai.
Nella prima camera simile in tutto a una bolgia dantesca v'era la cucina.
In un camino profondo, scavato nella parete, entro caldaie nere, bollivano i maccheroni. E tra il fumo, che stringeva la gola, ondeggiavano effluvii di peperoni fritti e di pomidori cotti su la bragia. Appena giunsi nella seconda stanza ove alcune famiglie di contadini mangiavano, gridavano e bevevano, chiamai l'oste e gli dissi: — Voglio mangiare. Hai altre stanze?
— Gnorsì, gnorsì. Saglite in coppa, signoria, saglite! — egli mi rispose subito cavandosi il berretto; ed io saglii su una scaletta di legno e accompagnato da lui entrai nelle camere superiori... non davvero ad ogni elogio.
V'era anche lassù gente che mangiava, e insieme alla gente che mangiava v'erano accostati alle pareti pagliericci e banchi di letti e mucchi di lenzuola.
L'oste mi portò in una stanza ove un enorme letto s'appoggiava alla parete più lunga e mi disse: — Cà, signoria, lei state come 'nu papa.