Io cavai il fazzoletto e fingendo di soffiarmi il naso: — Non avresti un luogo all'aria aperta? — gli dissi.

Vôi l'aria aperta, signoria? — riprese il bettoliere, e senza aspettare la risposta corse ad aprire la finestra.

— Che cosa mi dai da mangiare? — gli domandai ridendo.

Ah! A chesso apò ce penso io. Nun te n'incaricà', signoria. Làssete servì' da Loretuccio e saraie contento. — mi rispose l'oste portandosi le mani al petto, ed uscì.

Rimasto solo mi sedetti vicino alla finestra e mi misi a osservare la stanza ove al dire di Loretuccio io avrei dovuto stare come 'nu papa.

Incontro a me v'era il talamo, non saprei dire se inaccesso o no, e sul talamo una quantità di giacche e di cappelli di contadini. Altri abiti ed altri cappelli erano appesi alle pareti colorate di giallo sulle quali spiccavano molte stampe dipinte raffiguranti la fuga di Mazzeppa e moltissime immagini sacre di tutti i paesi. La camera era anche adornata da parecchie grandi canestre ricolme di pomidori, di peperoni e di granturco, e da alcuni mobili tanto mobili, che io avendone urtato uno, poco mancò che tutte le Madonne e le crocette e lampadine che vi erano sopra non precipitassero a terra.

Quando Dio volle venne un ragazzetto. Egli trascinò un tavolino in mezzo alla stanza; lo ricoprì di un panno bianco e vi posò sopra un boccale di vino nero, un piatto, che a prima vista, scambiai per una concolina, e una enorme pagnotta di pane scuro. Poco dopo tornò Loretuccio con una padella dove in un intingolo rosso, nuotavano, friggendo, i pezzi d'un pollo.

Chesto pullo, signoria, te l'àio acciso, appostatamente per lei — mi disse versandomelo nel piatto, e poi soggiunse: — Co' licenzia parlanno, signoria, t'hai da leccà' le deta.

Io gli feci osservare che non avevo nè forchetta nè coltello; ma Loretuccio, asciugandosi il sudore col dorso della mano, mi rispose: — Be', signoria, che vôi da me? Adàttete, si' benedetto! So' circostanzie eccezionabbile!

Ed io visto e considerato come le circostanzie fossero veramente eccezionabbile, mi adattai ed adattandomi mi avvidi che il povero Loretuccio, per servirmi a dovere, aveva tirato il collo a un gallinaceo il quale avrebbe fatto la fortuna di un gabinetto di curiosità ornitologiche. Difatti, dai pezzi che mi vennero fra le mani mi accorsi, come con quelli, si sarebbe potuto ricostruire un pollastro che, in quanto a teste, avrebbe potuto gareggiare con l'idra di Lerna; e io, novello Ercole, non facevo in tempo a distruggerle tutte. Una ne distruggevo e un'altra me ne saltava dinanzi. Alla fine non possedendo i polsi nè le mascelle dell'eroe, mi diedi per vinto e abbandonai il campo, sicuro che altri, con più fortuna di me, avrebbe continuata la lotta.