— Vuol dire che non lo hai letto con attenzione. Capirai, sono cose scientifiche.

Ho capito. — balbetta allora il povero oste. — Ho capito. — E ripetendo fra sè: — Sono cose scentifiche! — ci augura la buona notte, e si allontana lentamente a testa bassa, cogitabondo.

***

La dolorosa e commovente istoria dell'oste di Vallepietra e del suo barometro vale la pena di essere tramandata ai posteri non soltanto per rallegrarli, ma anche per insegnar loro di quanto male sia cagione il cibarsi del pane della scienza quando non si possegga lo stomaco adatto a digerirlo.

Qualche mese addietro due alpinisti della sezione romana, scendendo dalla cima dell'Autore, si fermarono nell'osteria del Gazzetti; e stanchi ed accaldati com'erano, per godere un po' di frescura, si tolsero le giacche e deposero sopra a un tavolino due binocoli, una macchina fotografica, alcune carte topografiche, qualche libro, un termometro ed un barometro aneroide. L'oste, mentre i due giovinotti gli chiedevano un po' di vino, di pane e di prosciutto, non seppe dominare la curiosità di cui gli era cagione la vista dell'aneroide, e appena ebbe messo dinanzi ai due tutto quello che gli avevano chiesto, dimandò loro timidamente a qual razza di orologi appartenesse quell'orologio del quale egli non aveva mai visto l'uguale.

— Ma questo non è un orologio. — gli rispose sorridendo uno dei due giovinotti, pigliando in mano l'aneroide — Questo è un barometro.

Ho capito. — balbettò l'oste — Questo è un barlometro. — E tolto dalle mani dell'alpinista l'aneroide, dopo di averlo esaminato da ogni parte con grandissima attenzione, se lo avvicinò agli orecchi, e non sentendolo palpitare, esclamò: — Si ha fermato! Bisogna caricarlo.

— Ma il barometro non si carica.

Ho capito. Nun se carica, ma però, si lui nun se carica, come cammina?

— Ma non deve camminare. — ribattè il giovinotto, e soggiunse, ridendo: — Basta che cammini quello che lo porta.