Ho capito. Nun deve camminà'. Ma però si lui nun cammina che ve ne fate?

Allora l'alpinista, incominciando a divertirsi della curiosità del buon uomo, fra un sorso e l'altro di vino e fra una fetta e l'altra di prosciutto, prese a spiegargli come il barometro non servisse per distinguervi le ore, ma sì bene per misurare l'altezza dei monti e per prevedere il tempo buono e il tempo cattivo, il sereno e la pioggia.

Ho capito! — esclamò l'oste, spalancando gli occhi — Ho capito! — E, dopo qualche istante di silenzio, chiese: — Dunque uno de noi, con uno de questi giocarelli in mano, lui potrebbe sapé' quando che piove?

— Potrebbe.

E per comprà' uno de questi giocarelli quanto si impiega?

— Mah, una quarantina di lire.

Ho capito. E dove se vendeno?

— Dall'ottico.

Ho capito. Dal lottico. — balbettò ancora l'oste.

E non fiatò più. Ma da quel momento decise irrevocabilmente che non appena gli si fosse presentata l'occasione di andare a Roma avrebbe comperato un barlometro. Difatti qualche settimana dopo, avendo dovuto scendere nell'Urbe per sbrigare alcune faccende, si recò da un lottico ed acquistò un aneroide. Naturalmente il lottico, prima di consegnarglielo gli spiegò il modo di servirsene; ma alle parole dell'uomo della scienza l'uomo dell'ignoranza ci badò poco; e tutta la parte che si riferiva al modo di leggere i diversi gradi delle altitudini, come gli entrò da una orecchia così gli uscì dall'altra. Il barlometro non l'aveva comperato per questo! A lui il sapere di trovarsi un metro più su o un metro più giù importava poco; quello che gli importava moltissimo era il poter prevedere le variazioni dell'atmosfera, e, per precisar meglio il suo pensiero, il poter sapere prima degli altri quando il tempo sarebbe stato bello e quando brutto. E per capir questo non occorrevano spiegazioni. L'aneroide con la sua bella lancetta lustra e con le sue belle parole stampate sulla mostra parlava da sè. E l'oste, sbrigate le sue faccende, se ne partì da Roma felice e contento.