Ma, ahimè, la sua felicità e la sua contentezza dovette lasciarle per istrada; poichè lungo il viaggio da Roma a Frosinone e da Frosinone all'Arcinazzo, benchè il tempo fosse bellissimo, egli vide l'indice del suo barlometro inclinarsi su quel punto dove si leggeva: pioggia; e quando arrivò a Vallepietra, mentre il sole cadeva in una gloria di luce, s'accòrse con sua grande maraviglia che il suddetto indice non solo era sceso ancora, ma s'era fermato su quella parte della mostra ove si leggeva scritta a grandi lettere la parola: tempesta. Come mai? Che l'aneroide si sia guastato? — si domandò il pover uomo; ma si rispose subito: — Impossibile! — E allora? Allora come egli aveva dinanzi il barlometro, così si pose dinanzi le corna del seguente dilemma: — Va avanti lui o va indietro il tempo? Accomodò le cose pensando che l'aneroide anticipasse più di quanto avrebbe dovuto l'annuncio della burrasca; e, sicuro del fatto suo, andò attorno profetizzando agli amici e conoscenti che l'indomani sarebbe stato un tempo da lupi. Tutti credettero che scherzasse, e qualcuno arrivò perfino a dimandargli se non si fosse impazzito; ma il profeta, incrollabile nella sua fede, rispose agli increduli: — Ce ne riparleremo a domani! — E se ne tornò a casa. Quivi riprese in mano l'aneroide. Segnava sempre: tempesta. Prima di andarsene a letto esaminò a parte a parte il cielo per vedere se per caso qualche nuvoletta non incominciasse già a turbare l'immacolata serenità del firmamento; ma, pur troppo, dovunque ei rivolse gli occhi scrutatori non vide che un infinito scintillare di stelle. Si coricò e passò la notte sognando che molti diluvii universali e parecchie cascate del Niagara gli annacquavano il vino in tutte le botti della sua cantina, e quando i galli incominciarono a cantare e la prima luce del giorno nascente fugò le tenebre e i sogni, corse alla finestra, l'aprì e vide dinanzi a lui tutti i monti che circondano Vallepietra, come un vasto anfiteatro, alzare le cime azzurre e ridenti nell'aria serena; vide a poco a poco tutto il cielo divenire di porpora e d'oro; e vide finalmente sorgere il sole: non il solito sole di tutti i giorni; ma, direi quasi, un sole festivo: un sole talmente bello, radioso e abbagliante quale egli non l'aveva mai visto.
E il barlometro? Il barlometro segnava sempre: tempesta.
Per cercare di spiegarsi il procedere scandaloso del suo aneroide il povero oste le pensò tutte; ma non ci riuscì: non ci riusci perchè le pensò tutte meno una: quella cioè che tali barometri sogliono spostare il loro indice a seconda dell'elevazione dei luoghi ove vengono portati: così che se la lancetta del suo aneroide non s'era più mossa dalla parte ove era stampata la parola tempesta, ciò avveniva perchè cotesta maledetta parola trovavasi scritta proprio in quel punto della mostra ove l'indice doveva necessariamente fermarsi per segnare l'altitudine di Vallepietra.
Tutto quello che il povero oste soffrì per causa del suo barometro ve lo lascio immaginare.
Alfine, non ne potendo più, pensò di scrivere ai signori del Club Alpino perchè gli mandassero una istruzione che fosse bona a far camminare il suo barlometro, il quale subbito che era arrivato a Vallepietra, abbenchè il tempo fosse splentito, si aveva fermato con la sua sfera sulla tempesta e non c'era caso di farlo più movere.
Un'anima perversa gli mandò un vecchio opuscolo, pubblicato dalla Reale Accademia dei Lincei.
Il pover'uomo lo lesse, non ci capì nulla; ma concluse che il barlometro è di una difficoltà impossibile.
***
Ieri sera avevo già spento il lume, quando nella stanza vicina alla mia udii risuonare una voce femminile la quale dimandava che cosa fosse il Glubbe Albino. Dopo qualche istante di silenzio un'altra voce, maschile, le rispose gravemente così: — Il Glubbe Albino, cara Filomena, è una cosa che qui a Vallepietra poco se conosce: ma in quelle parte dove che lei è conosciuta la conoscheno tutti.