—Dai dieci a dodicimila franchi colle mie competenze—rispose l'avvocato con grande franchezza.
—Farflucter!—sclamò lo zio, che aveva capita la cifra.—Pene, pene, allora gli comunicherai quello che ti dicevo—conchiuse il padre.
—Come vogliono! Io sarò sempre ai loro comandi. Quando loro si saranno decisi, non avranno che a ritornare da me.
E così s'accomiatarono.
* * * * *
Il giovinetto scritturale non s'alzò questa volta ad aprir loro gli usci come aveva fatto con Nanà.
III.
Sulla fine dell'ammirabile istoria naturale di quella sua Nanà,—della quale non amo credere esistano troppi esemplari nemmeno a Parigi—Emilio Zola racconta che arrivò un momento in cui la sua posizione a Parigi le divenne insoffribile. Sopraffatta dai fantasmi miserabili e cruenti della sua opera di ruina e di morte; trovando che il suo appartamento era divenuto troppo idiota e troppo ristretto, in urto col suo impresario, che la voleva troppo sfruttare, un bel giorno aveva venduto ogni cosa, ed era scomparsa senza dire me ne vado, neppure alle più intime amiche.
Scomparve così segretamente, che a Parigi, durante parecchi mesi, nessuno potè dire con sicurezza dov'ella fosse andata a finire.
"Nanà,—scrisse lo Zola—brusquement disparut; un nouveau plongeon, une fugue, une envolèe dans des pays baroques.