Per ottemperare a questi due doveri, il presidente della Camera, avvocato Mari, nominò a commissarî dell'inchiesta quelli fra i deputati che si erano mostrati i più accaniti avversarî di essa, e perchè poi la venisse definita più prestamente, nominò due assenti e di ignota dimora.
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Stavano così le cose quando si cominciò a spargere a Firenze la voce che due deputati, appartenenti alla camarilla degli affaristi, fossero stati colti colla mano nel sacco, dai democratici. Si parlava d'una certa lettera intercettata da questi, in cui ci era la confessione esplicita del furto di que' bricconi; si citavano certe frasi di essa, che se fossero state vere, pareva allora, avrebbero dovuto far sprofondare l'autore, il cognato, la Camera, il sistema costituzionale, la monarchia e tutti quanti.
Ma siccome nessuno aveva veduta questa lettera di cui pochissimi parlavano segretamente, da tutti si cominciava a gridar: calunnia, calunnia.
Quand'ecco un bel mattino un giornale coraggioso di Firenze rende di pubblica ragione quella lettera, e in tutta Italia si ripete una frase incredibile di essa: facciamo quattrini colle immancabili speculazioni! e tutti i fogli liberali la commentano e lo scandalo si diffonde, si fa colossale, enorme, incredibile, e si chiede ad altissime grida che l'inchiesta parlamentare sia fatta immantinente.
E qui cominciò per l'Italia una iliade di vergogne tali che la penna istessa par si sdegni dallo scriverle.
Fu allora che Nanà intorno a cui la voce pubblica mormorava sempre più feroce, un bel giorno fu pregata di levarsi da Firenze e di cercare fortuna in altri lidi.
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Essa arrivò dunque a Milano, da Firenze, quasi rovinata, un po' indisposta, un po' dimagrata, cogli occhi leggermente cerchiati, ma sempre bellissima, più bella forse che mai, giacchè quell'aria sofferente dava un nuovo risalto alla sua fisonomia e alla sua taglia, prima forse un po' troppo rotonda, troppo sensuale, troppo soddisfatta.
Essa non era più la cortigiana di Parigi. Essa aveva modificati immensamente i suoi slanci, le sue voglie, le sue idee. S'era moralmente e fisicamente mutata nella nuova vita di Firenze. E non poteva essere altrimenti. Una frase di Zola fa chiaramente presentire questa trasformazione. Il grande realista, come se avesse presentito che un Italiano avrebbe risuscitato questa donna in un nuovo ambiente per ripresentarla vivente a' proprî lettori, dice espressamente che essa già fin da Parigi sognava una vita diversa, qualche cosa di nuovo, qualche cosa di meglio.