Ed era stata, si può dire invece, messa alla porta da chi ella credeva di aver soggiogato per sempre!

Chi l'avrebbe capita in quel punto? Eppure ella tripudiava di sentirsi libera, d'essere uscita da una nuova pozzanghera, di non avere più intorno a sè della gente antipatica.

Si riadagiò nel canto del vagone cogli occhi fissati nel nulla, e cominciò a pensare… a pensare…

A che cosa?

Alla vita a cui andava incontro a Milano. All'ignoto.

La fantasticheria durò parecchie ore, e fu feconda di un'idea nuovissima in lei, insospettata sino allora, incredibile, che la colpì a un tratto, come una rivelazione dall'alto.

Quand'essa si trovò sola, come uno schifo abbandonato in mezzo all'Oceano, quando il cinismo e la depravazione di Parigi e della provvisoria italiana ebbero cessato di agire come un influsso sui di lei nervi, sui di lei appetiti, sulle di lei passioni; quando non avendo più occasione di confidarsi agli adoratori, alle amiche, ai lenoni, fu obbligata di rientrar in sè stessa, di ascoltarsi, di frugare nei ripostigli più segreti del suo cuore inesplorato, ella sentì con non poca sorpresa sorgere in cuore un desiderio, un'idea, che fino allora le era sempre sembrata molto barocca ed assurda, ed alla quale aveva date tante volte la baia quand'erano gli altri che gliela proponevano.

Il lettore ha capito.

Le offerte di matrimonio fattele tante volte a Parigi ora portavano il loro postumo frutto.

Nanà era stata assalita ad un tratto dalle idee di faire une fin, di maritarsi con qualche ricco milanese, per vivere tranquilla e riabilitata agli occhi del mondo. Poco a poco quest'idea, che le era entrata in testa senza saper d'onde le fosse venuta, la invadeva tutta e faceva un cammino enorme nel suo cervello e l'avviluppava tutta in una specie di felicità, di cui non aveva gustato mai fino allora neppur il sospetto.