"Sì—pensava—io voglio, tornando a Parigi, che si dica, ecco la signora contessa di… quel che sarà, oppure, ecco la principessa di San… qualche cosa. Quel mio povero Mufe come sarà dannato quando lo saprà. E Satin dunque? E tutte quelle bougresses di mie amiche, come creperanno di gelosia e di rabbia quando mi vedranno sdraiata in un landau a fianco di mio marito, e sullo sportello tanto di blasone vero ed autentico!

A questi pensieri, in cui splendeva la bontà cristiana di quel cuore di donna parigina, ella sentì dei fremiti di felicità inarrivabile.

Poi fa assalita da un certo scoraggiamento.

"Maritata! Ma e poi?—pensava—Se mio marito fosse geloso? Se esigesse che io mi conservassi casta e tutta per lui?

Nanà si conosceva. Ella sapeva bene che di quando la sua natura ardente, le sue lubriche tendenze, i suoi capricci di donna dissoluta, avrebbero preso il sopravvento e le avrebbero fatto commettere dei famosi scarti.

Ma allora promise di cuore a sè stessa di essere se non casta almeno cauta, nè più nè meno di un buon curato di campagna. E dopo questa specie di giuramento si trovò la coscienza soddisfatta, incantata di sè stessa e circondata da una gioia viva e di buon augurio.

* * * * *

Poco dopo tornava in campo qualche dubbio.

"Ma troverò a Milano l'uomo che mi conviene ora che sono io a desiderarlo? Egli vorrà conoscere il mio passato… vorrà sapere… scrutare. E se qui in questa capital morale d'Italia, come ho sentito dire, non trovassi nessuno che s'innamorasse di me al punto da farmi la proposta, che laggiù a Parigi tutti mi ripetevano?…"

Stette a pensare mestamente; poi soggiunse parlando fra sè ad alta voce: