Fu allora che Nanà per discendere dal legno mentre allungava sulla predella il suo piedino, quale a Milano se ne vedono di rado, scoccò senz'accorgersi un'occhiata curiosa, che parve assassina, e scomparve nella porta della Ville accompagnata dal guarda portone che era venuto ad aprirle lo sportello.
Cantis balzato in piedi era andato dinanzi alla porta dell'albergo e aveva accompagnata Nanà fin sotto il portico, collo sguardo; e gli era parso, al poverino, di vedere che la bellissima sconosciuta si fosse voltata indietro quasi a salutarlo di nuovo prima di montar le scale.
Quella notte aveva creduto bene non di dormire un solo minuto.
Una ventina di giorni dopo, il Cantis aveva riveduta Nanà al teatro
Milanese.
Figuratevi come restasse poi quando il giorno appresso la vide venir dal suo avvocato.
Egli le aveva scritta la lettera famosa!
Anche Enrico era rimasto assai colpito della bellezza della sconosciuta viaggiatrice e il giorno dopo era ritornato alla Ville a chiederne notizia; aveva saputo il di lei vero nome e cognome e l'aveva riveduta al balcone dell'albergo più bella e più elegante che mai.
* * * * *
Lo credereste?
Dopo pochi giorni di residenza a Milano, Nanà si accorse senza grande maraviglia, d'essere già desiderata alla follia e contemporaneamente da nove persone molto diverse fra loro di età e di condizione: dal pubescente liceista al vecchio libertino di sessant'anni, dal signor conte di vieille roche, al galloppino dell'albergo che le serviva il pranzo, dal banchiere milionario al parrucchiere che la pettinava ogni mattina.