Nove dichiarazioni, delle quali otto in iscritto, ed una col mezzo d'un paraninfo e tutte nello stesso giorno, e in venerdì, era proprio la prima volta che le capitavano!

A Parigi non le era mai successa una cosa simile.

"C'est l'embarras des richesses" pensò Nanà.

Essa non potè a meno di riderne.

Tanto più che in ciascuna di esse Nanà scoprì un certo non so che, da doverle trovare eccessivamente strane. Quelle nove proteste di amore, o piuttosto di desiderio, che per combinazione le giungevano in frotta come una volata di passeri, e in venerdì per giunta, erano tutte impregnate dalla più deplorabile fatuità.

Ella si accorgeva che quei nove individui nutrivano già in cuor loro una grande speranza di essere corrisposti e subito; dalla loro protesta d'amore trapelava una certa persuasione di esserle già molto simpatici. Nessuno naturalmente le aveva scritto o detto o lasciato capire chiaramente una tanta immodestia, ma la trapelava, ed essa la subodorava in tutti. Quei nove—non uno eccettuato—alludevano o parlavano chiaramente di una certa sua maniera di guardarli… di una certa sua occhiata assassina… ah, quell'occhiata! Mio Dio! chi non darebbe la vita per una simile occhiata?

Nanà aveva un bel rammentarsi le proprie occhiate non giungeva a raccappezzarne una sola che avesse voluto dire qualche cosa di serio. In sostanza però, ella doveva persuadersi che que' suoi nove adoratori credevano tutti di essere stati quasi invitati, accalappiati, fulminati da una di lei occhiata.

Ed essa sapeva di non averne data neppure una sola da cui spirasse, o che potesse ispirare la benchè minima simpatia.

Questo fenomeno a dir vero non era la prima volta che capitava a Nanà.

Ma sopra nove persone, in un colpo solo, le pareva proprio un po' troppo!