Suo padre le aveva severamente proibito—non se ne parla—di leggere romanzi.
—Neppure i Promessi Sposi e il Marco Visconti?—aveva domandato lei.
—No, neppur quelli!
Questa proibizione le aveva messo indosso una smania cocentissima di leggerne assai più di quello che ne avrebbe letti naturalmente, se suo padre non avesse parlato. Enrico era il di lei complice, che le forniva nascostamente il pasto desiato. Nondimeno spesso la Elisa trovava molto noiosi i romanzi troppo morali che Enrico le portava. Egli era assai puritano in questo; aveva escluso tutti i moderni realisti, e, de' vecchi, anche il Balzac.
Una sera l'Elisa mostrò a Enrico desiderio di leggere l'Assommoir di
Zola.
Enrico si rifiutò di portarglielo.
—Ho già fatto troppo—disse—a concederti l'altro giorno: L'homme qui rit.
—Gran che!—sclamò la Elisa.
E la terribile fanciulla si mise a sparlare di Vittor Hugo.
Enrico la pregò di non farsi sentire da altri. Era come dire a un usignuolo di non cantar in primavera.