Ella gli stava parlando appunto del conte.

Il marchese a dir vero—uomo di studio che aveva il capo ne' suoi incurabili e nelle sue medaglie—non sapeva nulla della vita di Enrico. Questi per coprire ai di lui occhi i suoi errori, gli aveva restituiti dopo pochi mesi i tremila franchi che il marchese gli aveva prestati, dicendogli una piccola bugia per giunta.

Vedendo dunque entrare lo scultore, la Elisa premette sul braccio del marchese e gli fece fare una mezza girivolta.

—Come va la vostra Venere contemporanea? domandò a Rubieri andandogli incontro.

—La creta o la creatura?—domandò Rubieri.

—Ma la creta!—rispose la Elisa—di una modella che non conosco io non mi curo certamente.

Ella non sapeva la povera Elisa, che a quella modella di cui non si voleva curare, il suo Enrico aveva scritta una lettera di fuoco.

Ella non sapeva d'essere tradita per colei.

—La creta è quasi diventata una creatura—rispose Aldo Rubieri.—Ne sono contento.

Egli andò poi a salutare donna Eugenia e il notaio che s'era messo a leggere il Corriere della Sera, crollando spesso il capo, e dichiarando che alla fine del trimestre avrebbe lasciato l'abbonamento, perchè quel foglio da qualche tempo tirava al liberale.