Aldo se n'era accorto, ma la fanciulla lo aveva talmente coperto di domande nel frattempo che egli non aveva avuto neppur l'agio di muoverle un complimento.
Ora trovandosi così interrogato con voce più viva del solito aveva risposto:
—Oh, Elisa, lei è adorabile più del solito.
Era tutto quello che la fanciulla potesse desiderare. Mentre l'Aldo diceva questa frase Enrico gli passava rasente e la udiva. La Elisa non guardò in viso al conte. Finse di essere tutta intenta a quello che le diceva Rubieri.
Il conte passò fingendo di non udire le parole di costui. La Elisa ne fu piccata in modo che raddoppiò i graziosi atteggiamenti in faccia allo scultore, e la più glaciale indifferenza pel suo adorato.
Era la prima volta che a Rubieri succedesse di veder una cosa simile.
Enrico, salutata la madre e il notaio, venne a stringer la mano a
Elisa e ad Aldo Rubieri.
—Buona sera, Enrico—disse la Elisa sorridente disinvolta.
Poi senz'altro si volse a parlare di nuovo allo scultore, che nel frattempo aveva corrisposto alla stretta di mano di Enrico.
Il quale, per non aver l'aria di ascoltare il colloquio fra la Elisa e Aldo, si ritrasse colpito dal nuovissimo contegno della fanciulla. Il marchese in quella lo abbordò parlandogli di cose indifferenti. Egli lo ascoltava e gli rispondeva macchinalmente, ma colla coda dell'occhio andava spiando le mosse di Elisa che proseguiva con Rubieri la sua piccola manovra da figlia di Eva.
Ella si accorse di avere destato in Enrico qualche cosa di insolito, senza mai far mostra di accorgersi di lui; ma pur strisciando, collo sguardo girante, sullo sguardo del conte, s'accorse ch'egli la studiava ed era sorpreso. Essa continuò ripromettendosi il trionfo finale.