Non ci riuscì a nascondere il proprio delitto. Nanà aveva già veduto, aveva capito tutto ed era scoppiata in un irrefrenabile riso.
Filippo nella destra teneva una forbice inditata, e nella sinistra un solino da collo inamidato, al quale stava facendo la barba.
Il far la barba ai solini da collo che perdono la bava dall'orlo, è un'operazione che le stiratore non si attentano di fare per loro conto, e che spetta a que' poveri diavoli, i quali non pensano a provvedere dei solini nuovi, quando i vecchi sono logori. Certo è che codesta operazione è fra le più gelose della vita, tanto che chi è costretto di farla, si lascia vedere il meno possibile che può e tanto meno poi da una donna, e tanto meno poi da una donna bellissima, alla quale già altra volta si è protestato ardentissimo amore.
Nanà trattenne l'ilarità, che mortificava Filippo e fu la prima ad aprir bocca, e senza il più piccolo preambolo gli disse a bruciapelo:
—Cosa diamine è successo di te? Sei dunque rovinato?
—Perchè?—balbettò Filippo.
—Ma lo si capisce. Sei venuto a stare in una camera, dove io non ci starei nemmeno dipinta, e ti tocca, a quel che sembra, di refilare i tuoi colli per poter uscire.
Filippo non rispose.
—Dunque non mi dici nulla a vedere che io mi sono incomodata per te?—diss'ella che si era seduta frattanto nell'unica sedia a braccioli che fosse nella camera.
E sdraiandosi in essa Nanà non aveva mancato, come al solito, di scoprire per un buon palmo, con un colpetto di mano, la stupenda gamba a Marliani già nota.